Nativi canadesi

Un genocidio senza senso: le scuole residenziali

Creato da:
Luciano
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Ultimo aggiornamento: 26/07/2022

In Canada, le Scuole (aborigene) residenziali furono una rete di collegi per gli indigeni canadesi, First Nations o "Indiani", Métis e Inuit.

Fondate dalla struttura governativa canadese Indigenous and Northern Affairs Canada, e amministrate dalla Chiesa cattolica, prevalentemente la Catholic Church in Canada (60%), ma anche dalla Chiesa anglicana del Canada (30%), e dalla Chiesa unita del Canada, inclusiva della propria (pre-1925) chiesa costituente, (10%).

La condotta politica era sequestrare bambine e bambini dall'influenza delle loro famiglie e della loro cultura, e farli assimilare nella cultura canadese dominante. Nel corso dell'esistenza del sistema, circa il 30% dei bambini indigeni, ovvero circa 150.000, sono stati collocati nelle scuole residenziali a livello nazionale. Nel 1907 la testata quotidiana Montreal Star, riporta che il 42% dei bambini che frequentano scuole residenziali muore prima dei 16 anni chiamando la situazione una "vergogna nazionale".

Nella foto: Il presidio permanente dei nativi canadesi "Every child matters" a Vancouver

La linea temporale di queste politiche di percorso scolastico residenziale continuò per buona parte del XX secolo. Vi è stata una lunga e significativa polemica storiografica e popolare per le condizioni vissute dagli studenti nelle scuole residenziali; uno dei più noti anticipatori dei fatti fu Peter Bryce, un medico, scrittore e whistleblower canadese, funzionario del dipartimento della Salute dell'Ontario, in Canada.

Nel 1922 pubblicò un libro, ora famoso, intitolato The Story of a National Crime: Being a Record of the Health Conditions of the Indians of Canada from 1904 to 1921, che espose il genocidio perpetrato ai danni dei nativi canadesi.

Anche se le scuole diurne per i bambini delle Fist Nations, Metis e Inuit furono sempre di gran lunga più numerose delle scuole residenziali, un nuovo consenso emerse nei primi anni del XXI secolo sul fatto che queste ultime scuole a partire dalla loro istituzione e in fasi differenti fino alla seconda metà del XX secolo, dove negli '70 vi furono numerose proteste e manifestazioni pubbliche che portarono ad una più vasta platea i fatti, fecero un danno significativo ai bambini aborigeni che le frequentavano rimuovendoli dalle loro famiglie, privandoli della loro lingue ancestrali, sottoponendoli alla sterilizzazione, e esponendo molti di loro ad abuso minorile condotto fino ad abusi sessuali pedofili da parte dei membri dello staff, ed altri studenti, nella prospettiva di una "sdoganazione" (enfranchising) forzata (legge sulla promozione della civilizzazione graduale delle tribù indiane in questa provincia, e emendamenti alle leggi relative agli indiani comunemente nota come "Legge di civilizzazione graduale" o Gradual Civilization Act, è stato un disegno di legge approvato dal 5° Parlamento della Provincia del Canada nel 1857).

L'11 giugno 2008 ci furono le pubbliche scuse offerte dal primo ministro Stephen Harper per conto del governo del Canada e dei leader degli altri partiti federali nella Camera dei comuni. Nove giorni prima veniva istituita la Commissione verità e riconciliazione per le scuole residenziali indiane per scoprire la verità sui fatti. La Commissione ha raccolto le dichiarazioni dei sopravvissuti attraverso incontri istituzionali pubblici e privati a vari eventi locali, regionali e nazionali di tutto il Canada. Sette eventi nazionali tenutesi tra 2008-2013 hanno commemorato l'esperienza di ex studenti di scuole residenziali.

A fine maggio 2021 sono stati trovati i resti di 215 corpi nell'ex sito di una scuola residenziale a Kamloop in cui i figli e le figlie dei popoli nativi venivano rinchiusi per cancellare le loro tradizioni. Altre 751 tombe non contrassegnate sono state trovate in un ex sito di una scuola residenziale del Saskatchewan.

Le scuse del Presidente canadese Justin Trudeau:

"E' una cosa successa in passato che non possiamo annullare, ma possiamo impegnarci ogni giorno per superarla nel presente e nel futuro. Ciò significa riconoscere i danni, gli impatti, il trauma intergenerazionale, i cicli di sfide che troppi popoli indigeni hanno dovuto affrontare in questo paese a causa delle azioni che il governo federale e altri partner hanno intrapreso deliberatamente e volontariamente. I canadesi sono inorriditi e si vergognano".

 

 

 

 

Il 25 luglio 2022 Papa Francesco si è recato in visita in Canada per un pellegrinaggio di penitenza.

Il discorso di Papa Francesco:

"Il luogo in cui ci troviamo fa risuonare in me un grido di dolore, un urlo soffocato che mi ha accompagnato in questi mesi. Ripenso al dramma subito da tanti di voi, dalle vostre famiglie, dalle vostre comunità; a ciò che avete condiviso con me sulle sofferenze patite nelle scuole residenziali. Sono traumi che, in un certo modo, rivivono ogni volta che vengono rievocati e mi rendo conto che anche il nostro incontro odierno può risvegliare ricordi e ferite, e che molti di voi potrebbero trovarsi in difficoltà mentre parlo.

Chiedo perdono per i modi in cui, purtroppo, molti cristiani hanno sostenuto la mentalità colonizzatrice delle potenze che hanno oppresso i popoli indigeni. Sono addolorato. Chiedo perdono, in particolare, per i modi in cui molti membri della Chiesa e delle comunità religiose hanno cooperato, anche attraverso l’indifferenza, a quei progetti di distruzione culturale e assimilazione forzata dei governi dell’epoca, culminati nel sistema delle scuole residenziali. Le scuse non sono un punto di arrivo. Concordo pienamente: costituiscono solo il primo passo, il punto di partenza.

Sono anch’io consapevole che, guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato e che, guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio.

Anche nella Chiesa al grano buono si mescola la zizzania. E proprio a causa di questa zizzania ho voluto intraprendere questo pellegrinaggio penitenziale, e cominciarlo stamani facendo memoria del male subito dalle popolazioni indigene da parte di tanti cristiani e chiedendone perdono con dolore. Mi ferisce pensare che dei cattolici abbiano contribuito alle politiche di assimilazione e affrancamento che veicolavano un senso di inferiorità, derubando comunità e persone delle loro identità culturali e spirituali, recidendo le loro radici e alimentando atteggiamenti pregiudizievoli e discriminatori, e che ciò sia stato fatto anche in nome di un’educazione che si supponeva cristiana. L’educazione deve partire sempre dal rispetto e dalla promozione dei talenti che già ci sono nelle persone. Non è e non può mai essere qualcosa di preconfezionato da imporre, perché educare è l’avventura di esplorare e scoprire insieme il mistero della vita".

Il discorso del capo indigeno Wilton Littlechild:

"Il mio nome in Cree è Usow-Kihew, che significa Aquila d’oro. In inglese sono conosciuto come Wilton Littlechild. Sono stato uno studente qui alla scuola residenziale Ermineskin, che, per la Sua visita tra noi oggi, rappresenta tutte le scuole residenziali del nostro Paese.

Si sono riuniti qui questa mattina con la gente di Maskwacis i sopravvissuti delle scuole residenziali, i capi, i dirigenti, gli anziani, i custodi della conoscenza e i giovani delle comunità First Nations, Métis e Inuit di tutta la nostra terra. Ci sentiamo particolarmente onorati di accogliere anche il Governatore Generale del Canada, Mary Simon, e il Primo Ministro, Justin Trudeau.

In qualità di ex Commissario della Commissione per la Verità e la Riconciliazione, ho ascoltato quasi 7.000 testimonianze di ex studenti di scuole residenziali in questo Paese. Durante la recente visita a casa sua in Vaticano da parte di una delegazione di sopravvissuti indigeni, anziani, custodi della conoscenza e giovani, ha anche sentito degli abusi subiti da così tante nostre persone in questa e in altre scuole residenziali. La nostra lingua è stata repressa, la nostra cultura ci è stata sottratta e la nostra spiritualità denigrata.

Ha sentito la devastazione che è seguita dal modo in cui le nostre famiglie sono state distrutte. Le parole che ci ha rivolto in risposta sono venute chiaramente dal profondo del suo cuore e sono state per coloro che le hanno ascoltate fonte di profondo conforto e grande incoraggiamento. In quell’occasione ha espresso la sua intenzione di venire a trovarci nella nostra terra e a suo modo ha espresso il suo forte desiderio di esserci vicino".

Nella foto sopra: Il presidio permanente dei nativi canadesi "Every child matters" a Vancouver

Per scaricare il libro The Story of a National Crime: Being a Record of the Health Conditions of the Indians of Canada from 1904 to 1921 del dottor Peter Bryce clicca qui sotto

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