La lettura de La civiltà della conversazione è semplicemente appassionante. Se la mole del testo inizialmente Vi può spaventare, potete essere sicuri che discorsività, versatilità di stile e la grandissima autorevolezza scientifica – dimostrata già in Amanti e regine – rapiranno la Vostra attenzione. Benedetta Craveri Vi porta, di salotto in salotto, nel mondo dell’etichetta mondana caratterizzato dall’intimità sobria, sempre rispettosa di confini individuali invalicabili, dei suoi membri. I personaggi, e soprattutto le Grandes Dames, dimostrano una capacità di penetrazione psicologica sorprendente che, pur avendo lo scopo di mettere l’ospite a suo agio, destando in lui l’amor proprio, si presta a volte – nei famosi ritratti degli avventori delle bienseances, fatti circolare negli ambiti dei cercles – a delle stilettate di fioretto piccanti e spiritose, preservando ovviamente l’aplomb e l’onorabilità proverbiali dell’educazione aristocratica. In alcuni casi la stessa sensibilità delle protagoniste si materializza in esercizi di introspezione affascinanti e inaspettati, pietre preziose che precorrono lo strutturarsi del romanzo moderno. Grande ammirazione desta infine l’ampia cultura dei personaggi, una poliedricità nella conversazione – la vera gentildonna, il vero gentiluomo devono sapere discorrere di tutto – che, pur con il conclamato dilettantismo, segno e prerogativa dell’essere nobile – fa sì che le padrone di casa potessero disquisire con letterati, scienziati e filosofi ospiti anche di argomenti più difficili. Senza voler ignorare il peccato originario della mondanità nella sua esclusività cetuale, nel suo elitarismo sociale classista – muro che soltanto i più brillanti tra i pensatori borghesi riuscirono a sfondare – affascina la volontà di costruzione di un mondo che, al di là di qualche frivolezza, si ispira nei suoi schemi relazionali, intellettuali e linguistici al più alto grado di gentilezza, correttezza e chiarezza possibili.