Vi faccio subito una confessione, senza girarci intorno: io non sono un grande amante dei romanzi storici. O meglio, non li ho mai amati nel senso classico: date, nomi, eventi messi in fila. Non è mai stato il mio territorio naturale come lettore.
E proprio per questo Gli occhi di Venezia mi ha colpito davvero tanto.
Ho iniziato questo libro con un po’ di diffidenza. Barbero è uno storico straordinario, ma avevo paura di sentirmi di nuovo “a scuola”. Invece è successa una cosa completamente diversa: mi sono ritrovato dentro la Storia, non a studiarla; dentro le strade, i rumori, le paure, le attese di una Venezia viva, concreta, a volte bellissima e a volte spietata.
Barbero ha una capacità rara: usa le sue enormi conoscenze storiche non per dimostrare quanto sa, ma per farvi sentire parte di un’epoca. Non vi spiega il Cinquecento, ve lo fa abitare. E a un certo punto vi accorgete che non state più leggendo “un romanzo storico”, ma una storia di persone che potrebbero essere vostri amici, vicini, voi stessi — solo in un altro tempo.
È per questo che ve lo consiglio con tanta convinzione. Perché se ha funzionato con me, che non parto mai prevenuto ma nemmeno entusiasta davanti alla parola storia, allora può funzionare davvero con chiunque. È un libro che non vi chiede competenze, ma solo disponibilità a lasciarvi portare a spasso nella Storia per conoscere storie.
Se avete voglia di una lettura che vi faccia viaggiare senza farvi sentire estranei, che vi faccia entrare piano in un mondo lontano e vi faccia dimenticare di esserci entrati, Gli occhi di Venezia è il libro giusto.