Roma, ovvero l’urbs, la Caput Mundi, la Città dei sette colli o semplicemente la Città Eterna, questi sono alcuni appellativi con i quali la capitale dello stato italiano viene chiamata. Roma, come la conosciamo oggi, è il risultato di centinaia di anni di evoluzione territoriale e architettonica. Ma precisamente quando e come nasce la prima metropoli della storia? Prima di inoltrarmi in questa spiegazione, vorrei fare un focus sul territorio dove sorge il primo nucleo di Roma. Il nucleo centrale e antico della città, come ci insegnano fin dalle elementari, sorse su sette colli: Palatino, Aventino, Campidoglio, Quirinale, Viminale, Esquilino e Celio. Questa zona è caratterizzata da colline di altezza di solito contenuta e dai fianchi tufacei con sommità generalmente abbastanza pianeggianti, quindi luoghi ideali dove far sorgere dei nuclei abitativi. Inoltre, il territorio è attraversato dal fiume Tevere e dal fiume Aniene (meno conosciuto) che confluisce nel Tevere stesso nella zona settentrionale. È chiaro quindi che l’aspetto territoriale è fondamentale per lo sviluppo della città perché territorio fluviale quindi favorevole per i commerci e semi-pianeggiante, ottimo per la difesa di una città.
Secondo focus, prima di inoltrami nella storia della nascita, vuole essere l’origine del nome stesso, della quale sono state formulate diverse ipotesi:
• da Roma, figlia di Italo (o di Telefo figlio di Ercole), sposa di Enea o di suo figlio Ascanio;
• da Romano, figlio di Odisseo e Circe;
• da Romo, figlio di Ematione, che Diomede fece giungere da Troia;
• da Romide, tiranno dei latini, che espulse gli etruschi dalla regione;
• da Rommylos e Romos (Romolo e Remo), fondatori della città e figli gemelli di Rea Silvia e del dio Marte;
• da Rumon o Rumen, nome arcaico del Tevere, avente radice analoga a quella del verbo greco ῥέω (rhèo) e del verbo latino ruo, che significano "scorrere";
• dall'etrusco ruma, che significa mammella, e potrebbe quindi riferirsi al mito di Romolo e Remo, oppure alla conformazione della zona collinare del Palatino e dell'Aventino, oppure all'ansa del Tevere di fronte ad essi;
• dal greco ῤώμη (rhòme), che significa forza;
• da Roma, una ragazza troiana che conosceva l'arte della magia, di cui si trovano accenni negli scritti del poeta Stesicoro;
• da Amor, cioè la parola Roma se letta da destra verso sinistra: l'interpretazione è dello scrittore bizantino Giovanni Lido, vissuto nel V secolo.
Ho voluto fare queste poche righe di approfondimento sul territorio e sulla derivazione del nome, perché la nascita di Roma ha ancora oggi nell’immaginario comune quell’aura di mistero e mito, ma che in fondo come tutte le città è sorta grazie ad un territorio favorevole. In questo articolo, comincerò dai dati archeologici per spiegare la fondazione. È proprio grazie a quelli che si può conoscere l’evoluzione temporale e geografica della città, poi parlerò anche della leggenda.
LA STORIA E I DATI ARCHEOLOGICI
Le più antiche tracce di ominidi nell’area di Roma sono quelle riferibili all’Homo heidelbergensis risalenti al Pleistocene Medio, circa 325.000-310,000 anni fa, poi quelle dell’uomo di Saccopastore, circa 125.000, quest’ultime ritrovate nel 1929. Nel Neolitico antico sono numerosi gli insediamenti e necropoli con tombe ipogeiche a groticella, che documentano un’intensa frequentazione e sfruttamento del territorio del suburbo da parte di comunità complesse e ben strutturate. Durante l’età del bronzo giungono nel Lazio i Latini, una popolazione di stirpe indoeuropea, che occupa il territorio compreso tra la riva sinistra del corso finale del Tevere, i colli Albani e la costa tirrenica. Questi confinano con altri popoli come gli Etruschi, i Volsci, i Sabini ecc. Nell’età media del bronzo (XVI secolo a.C) troviamo testimonianze archeologiche di insediamenti umani nell’area dove poi sorgerà la città: attestate dalle capanne del Palatino, dalla produzione di metalli sul Campidoglio e dai sepolcri ad incinerazione e inumazione nel foro di Cesare. Questo ultimo ritrovamento è un importantissimo dato in quanto si capisce che esiste già una primitiva differenza di classi. L’incinerazione, infatti, è praticata dalla classe più ricca, ovvero i patrizi.
Esistono due ipotesi su come sia nata la Città Eterna: la prima vede la fondazione sul modello delle polis greche per volontà di Romolo, mentre la seconda è basata sul fenomeno del sinecismo, cioè la progressiva riunione in vero e proprio centro urbano degli insediamenti dispersi sui vari colli in vari anni.
La prima ipotesi sembra trovare riscontro in seguito ad una scoperta dell’archeologo Andrea Carandini di una cinta muraria risalente al 730 a.C, costituita da un muro a scaglie di tufo, con alla sommità incastri e tracce di una palizzata e vallo, eretto sul Palatino nel versante volto verso la Velia dietro la basilica di Massenzio. Tale cinta muraria è contemporanea a una fibula del VIII secolo, che rappresenta un picchio che acceca Anchise, padre di Enea, collegandolo così al tradizionale mito della fondazione. Secondo lo storico Tacito, il “solco primigenio” tracciato da Romolo sul Palatino, primo nucleo urbano della futura città di Roma, avrebbe incluso l’Ara Massima di Ercole invitto, monumento già esistente nel VIII secolo a.C. Nel 2005 nell’area del tempio di Vesta è stato scoperto un grande palazzo ad architettura capanna, il quale per ipotesi potrebbe essere stato la dimora dei primi re di Roma. Tutti gli elementi (muro, antico palazzo reale e tempio) fanno parte di un complesso architettonico risalente proprio al VIII secolo, secolo tradizionale della fondazione.
La seconda ipotesi, invece, vede il processo di sinecismo e il Romolo della leggenda potrebbe essere stato il realizzatore della prima unificazione di questi nuclei in un’unica entità. La data di fondazione corrisponde al momento in cui dati archeologici indicano la creazione di una grande necropoli comune sull’Esquilino, che sostituisce i precedenti luoghi di sepoltura sparsi, ora diventati spazio urbano. Inoltre, scavi nel foro Boario hanno portato alla luce ceramica greca del VIII secolo, che testimonia i rapporti commerciali già esistenti con le prime colonie greche del Mediterraneo.
Sempre risalenti alla metà dell’VIII secolo, sono le tracce archeologiche di capanne sul Palatino, con la conseguente creazione di un unico sito abitativo che può essere identificato come la dimora dei primi re, citata prima, almeno fino al 750-725, data in cui si viene a creare un duplicato della regia palatina nella zona del futuro locus Vestae.
Data di fondazione secondo lo storico Marco Terenzio Varrone, è il 21 aprile 753 a.C. Altre fonti riportano nel 875 a.C, nel 814 a.C ecc.
I primi Re di Roma appaiono soprattutto come figure mitiche. Ad ogni sovrano viene generalmente attribuito un particolare contributo nella nascita e nello sviluppo delle istituzioni romane e nella crescita sociopolitica dell’urbe. Contemporaneamente vengono fondati i primi edifici di culto e si insediano sui colli periferici gli abitanti delle vicine città che venivano man mano conquistate e distrutte. Roma, secondo la tradizione viene governata per 244 anni da sette re: Romolo, Numa Pompilio, Tullo Ostilio, Anco Marzio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. Ad Anco Marzio è attribuita la costruzione del primo ponte sul Tevere, il Sublicio e il porto di Ostia, che lo avrebbe collegato con uno strada, eliminando tutti i villaggi circostanti.
Dal VI secolo a.C i re appartengono alla dinastia etrusca e segnano la definitiva urbanizzazione della città. Con una superficie di 426 ettari, essa viene divisa in quattro tribù territoriali: Palatina, Collina, Esquilina e Suburbana. Vengono costruite grandi ed importanti opere architettoniche: il Tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio, il santuario arcaico dell’area di Sant’Omobono e la costruzione della Cloaca, che permette la bonifica dell’area del Foro Romano e la sua prima pavimentazione, rendendolo così il centro politico, religioso e amministrativo della città. Contemporaneamente viene costruito il primo edificio per spettacoli al Circo Massimo.
Roma non perde mai la sua componente latina, per questo non si può parlare di essa come città etrusca alla fine dell’età regia. Tarquinio Il Superbo allarga l’orizzonte della città con una politica di insediamenti nel Basso Lazio, o Latium vetus, e fonda degli insediamenti difensivi sul Circeo.
Nel 509 a.C finita la fase regia con l’espulsione dell’ultimo re etrusco, a Roma viene instaurata una repubblica oligarchica. Questo è un periodo contrassegnato da lotte interne tra patrizi e plebei e da continue guerre contro le popolazioni italiche: Etruschi, Latini, Volsci, Equi. Dal punto di vista, invece, urbanistico è attestata una forte attività: tra i santuari per esempio sorgono il Tempio di Saturno, il tempio dei Dioscuri nel foro e quello di Cerere alle pendici dell’Aventino.
Divenuta padrona del Lazio, Roma conquista la penisola italica dalla zona centrale fino alla Magna Grecia. Nel 390 a.C, avviene l’episodio passato alla storia come il Sacco di Roma, un saccheggio della città da parte dei Galli. Successivamente liberata dall’esercito romano, essa vede una ripresa e una conseguente ricostruzione. La cinta muraria viene ricostruita e fortificata. A questo punto, la pianta della città da quadrata assume un aspetto “disordinato” ed irregolare.
In realtà, gli archeologici spiegano questo fatto come una rapida e continua crescita progressiva del nucleo urbano. Solo a partire dal III secolo si sviluppano le prime trasformazioni monumentali in piani urbanistici coerenti e nascono i modelli architettonici della basilica civile e dell’arco onorario.
Grazie alle tre guerre puniche (264-146 a.C) contro la città di Cartagine alla sconfitta dei Galli sul Po e alla conquista della Numanzia, Roma si espande anche nel Mediterraneo occidentale, per poi farlo anche in quello orientale combattendo le tre guerre macedoniche (212-168 a.C) contro la Macedonia. Grazie all’ammissione dei Romani ai giochi istimici di Corinto nel 228 a.C, vengono create le prime province romane: la Sicilia, la Sardegna, la Spagna, la Macedonia, la Grecia e l’Africa. Fino a questo momento storico, Roma è sostanzialmente una Città-Stato a capo di una confederazione, ma dalla seconda metà del II secolo e nel I secolo a.C. l’età repubblicana è segnata da numerose rivolte, congiure, guerre civili e dittature. Queste portano poi alla formazione dell’impero nel 27 a.C con il conferimento di titolo di Augusto ad Ottaviano. Adesso Roma è la capitale di un vasto territorio, non una città-stato ma una vera e propria metropoli, alla quale tutti devono rispondere ed arrivare. Una delle cause delle crisi della repubblica e poi delle guerre civili, si può riscontrare nel colasso economico dovuto alla guerra, che rovina il piccolo e medio proprietario terriero, sviluppando così la figura del latifondo che inizia a dominare la scena agreste. Questi “nuovi” ricchi cominciano anche a riversarsi in città ed ingrossare il potere politico ed economico.
Diminuendo il numero dei piccoli proprietari terrieri, si forma anche un esercito di soldati in carriera che sono controllati dai ricchi stessi e rispondono a loro. Questi proprietari cominciano a conquistare sempre più prestigio personale, che poi riflettono nello sviluppo di progetti urbanistici per assicurarsi l’appoggio della popolazione. Essa vive in grandi quartieri, dove esistono le insulae, case d’affitto a più piani, costruite in legno, dove ovviamente non esisteva acqua potabile ecc.
Dal lato opposto, i ricchi fanno costruire le cosiddette domus, lussuose dimore con cortile colonnato e decorazioni sempre più sfarzose. Per i ricchi le domus non sono solo le case dove vivono, ma diventano il luogo dove amministrano le propri averi e ricchezze, dove accolgono i propri collaboratori per discutere ecc. Ecco il motivo dello sfarzo, dimostare il proprio potere e ricchezza.
IL MITO DELLA FONDAZIONE
Gli antichi romani fin da subito hanno cercato di dare alla fondazione della propria città un aspetto mitologico. La potenza di Roma non poteva essere legata solamente all’aggregazione di piccoli villaggi, ma si dà alla figura di Romolo una derivazione divina, essendo discendente dalla stirpe reale di Alba longa, che a sua volta discendeva da Ascanio, figlio di Creusa ed Enea, l’eroe troiano.
Il mito inizia con Enea che è costretto a scappare da Troia con il padre Anchise sulle spalle e il figlio Ascanio per mano. Enea è un semidio, ovvero un ibrido che possiede caratteristiche divine e mortali, le prime date dalla dea Venere, la madre. Esso compie un viaggio glorioso e pieno di insidie e per la stessa tipologia di viaggio potrebbe essere considerato l’Ulisse Romano.
Prima di arrivare nel Lazio, incontra la regina Didone di Cartagine, innamorato e ricambiato, decide di rimanere a Cartagine e governare assieme all’amata. Ma per ordine del Fato e di Giove, è costretto a ripartire. Disperata la regina poi si suiciderà. Le tre figure (Enea, Anchise e Ascanio) simboleggiano dei chiari aspetti: Enea è l’emblema della pietas (il rispetto e la devozione verso gli dei, la famiglia e la patria), il padre Anchise è simbolo del passato e della tradizione e il figlio Ascanio è simbolo del futuro.
Arrivato nel Lazio, giunge nella città di Laurento e qui le fonti si dividono: secondo alcune viene accolto pacificamente da Latino, re degli Aborigeni, secondo altre si arriva ad uno scontro tra i due. Qui conosce Lavinia, figlia del re. Tra i due scatta l’amore, ma la ragazza è già promessa sposa a Turno, re del vicino popolo dei Rutuli.
Latino dà la benedizione al matrimonio tra Enea e Lavinia, provocando così l’ira di Turno che dichiara guerra al popolo degli Aborigeni. Nello scontro muoiono sia Turno che Latino ed Enea decide di unire i due popoli. Da questa unione nascono i Latini, in onore di Latino.
Ascanio, ormai cresciuto, fonda la città di Alba Longa e dà origine alla Gens Iulia, da cui discenderebbero Romolo e Remo. Per secoli la città viene governata dai discendenti di Ascanio, fino a quando Numitore viene detronizzato dal fratello Amulio. Quest’ultimo obbliga la nipote Rea Silva a diventare una vestale, cioè una sacerdotessa della dea Vesta, impedendole così di sposarsi ed avere una discendenza. La sacerdotessa rimane in cinta del dio Marte e lo zio, dopo averlo scoperto mette in una cesta i neonati e li lascia nella corrente del Tevere. La cesta casualmente si blocca nel foro Boario, dove una lupa (poi simbolo di Roma) non li aggredisce ma li sfama. I gemelli, in seguito, vengono trovati da un pastore e accuditi. Dopo molti anni, i gemelli scoprono le loro origini e partono per Alba Longa per spodestare Amulio. Fatto ciò, decidono di fondare una città ma entrambi vorrebbero governarla. Alla fine in uno scontro tra le due fazioni, il gemello Remo viene ucciso. A questo punto Romolo decide di fondare una nuova città ai piedi del colle Palatino. Questa sarà la città eterna e prenderà il nome di Roma.