Jane Austen è stata una scrittrice britannica, figura di spicco della narrativa neoclassica del periodo della reggenza inglese, nonché della transizione tra il romanticismo e il realismo.
VITA
Jane Austen nasce il 16 dicembre 1775 a Steventon, è figlia del pastore anglicano George Austen e di Cassandra Leigh. Penultima di otto figli, sei maschi e due femmine, cresce a Steventon, nello Hampshire, un piccolo villaggio dell’Inghilterra meridionale. Per il primo anno è cresciuta dalla balia, come è consuetudine per l’epoca, poi il padre si occupa personalmente della sua istruzione, insegnandole il francese e le basi della lingua italiana. La Austen cresce fin da subito in un ambiente vivace e culturalmente stimolante, accerchiata da molti libri.
Nel 1783, Jane e la sorella Cassandra giungono ad Oxford, e in seguito a Southampton per approfondire la loro istruzione. Dal 1785 al 1786 frequentano la Abbaey School di reading. Si deve precisare che nella sua vita l’autrice ha la possibilità di percorrere e visitare il suo paese per una certa estensione, specialmente nell’area meridionale. Lo Hampshire, dove nasce, è una contea della costa meridionale inglese, caratterizzata da un entroterra collinoso che scende dolcemente fino al mare e favorita da un clima piuttosto mite rispetto alle abitudini delle isole britanniche. Nel 1801, il padre decide di trasferire la famiglia nella bellissima città termale di Bath, ma l’autrice non l’ama particolarmente perché la ritiene caotica, rumorosa e abitata da gente frivola. Oggi a Bath si trova il Jane Austen Centre, un luogo ricco di oggetti e memorabilia, ospitato in una casa di stile georgiano. Nel 1805 il padre viene a mancare improvvisamente e la scrittrice, la madre e la sorella Cassandra sono costrette a trasferirsi a Southampton dal fratello Frank, per poi spostarsi successivamente a Chawton, un piccolo villaggio dell’Hamshire a pochi chilometri dal loro luogo di origine, dove il fratello mette loro a disposizione un cottage di sua proprietà. Qui Jane trascorre gli ultimi anni della sua vita. Per lei Chawton è una boccata d’aria fresca, un ambiente tranquillo e immerso nel verde, dove rimette mano e scrive interamente le sue opere più celebri. Il cottage attualmente è stato trasformato nel Jane Austen's House Museum.
Nel maggio 1817 la sorella Cassandra la accompagna a Winchester da un dottore molto famoso ma ormai la malattia è già avanzata, muore il 18 luglio 1817 per, secondo le ipotesi più accreditate, il morbo di Addison.
È seppellita nella cattedrale della città. Nel suo testamento ella indica di lasciare tutto ciò che ha a sua sorella e la somma di 50 sterline al fratello.
In vita la Austen ha una forte corrispondenza con amici e parenti. Le sue lettere potrebbero essere un modo per comprenderla meglio e per conoscerla nei suoi aspetti più profondi. Purtroppo molte sono state distrutte dai suoi stessi parenti. Un sorta di biografia potrebbe essere A memoir of Jane Austen, scritta dal nipote J. E. Austen-Leigh e pubblicata nel 1869, ma in essa viene presentata come una signorina esemplare, presa dalla vita domestica e dedita solo incidentalmente alla letteratura.
LA SOCIETÀ E IL RUOLO DELLE DONNE
Presentare bene la società in cui vive Jane Austen serve per poi comprendere maggiormente i suoi romanzi. L’autrice vive durante il regno di Giorgio III (1760–1820) e l’intera sua opera è ambientata nella seconda metà di quel regno, in particolare durante la reggenza di suo figlio (1811-1820): l’Inghilterra ha perso le sue colonie americane ed è impegnata nelle guerre napoleoniche; inoltre è nel mezzo della Rivoluzione industriale.
La società inglese è formata da classi altamente gerarchiche, rigide in cui l’individuo ha uno status sociale assegnato: in cima alla scala, l’aristocrazia, poi la nobiltà ed infine la gente comune. L’attività principale della società inglese è quella della socialità: la conversazione, gli incontri, le passeggiate in compagnia, le visite agli amici e ai vicini sono la parte più importante della vita quotidiana.
I balli sono gli avvenimenti più attesi, in essi ci si diverte fino a tarda notte, e soprattutto le giovani donne hanno la possibilità di trovare un marito.
Il matrimonio, per una donna in un’epoca con una libertà femminile limitata, è l’unico modo per uscire del nucleo famigliare di origine. La donna non può camminare da sola, non può scrivere una lettera che non sia al proprio fidanzato, non può lavorare e mantenersi da sola, non può possedere proprietà e ha sempre bisogno della protezione maschile per mantenere la sua buona reputazione.
Jane e Cassandra non si sposeranno mai, e questa scelta darà parecchi problemi ai fratelli che dovranno procurare loro una casa. Jane decide, inoltre, di “vivere della propria penna”, ma chi porta le sue opere per essere pubblicate è il fratello Henry. I suoi romanzi sono pubblicati anonimamente, o semplicemente con indicazioni quali “by a lady” o “by the author of Sense and Sensibility”. Si comprende che la vita delle donne, quindi, è legata principalmente alle quattro mura domestiche. Esse ricamano, cantano, suonano il pianoforte.
Una piccola curiosità sui loro vestiti: sono più o meno semplici a seconda delle occasioni, ma tutti secondo la moda imperiale introdotta in Francia da Giuseppina Bonaparte.
LE OPERE
Tra il 1787 e il 1793 Jane Austen scrive i suoi Juvenilia, tre raccolte poesie, bozze di romanzi e parodie dai toni umoristici o gotici, di racconti, che emulano la letteratura dell’epoca e sono scritti per divertire la ristretta cerchia di conoscenti. Tutti i brani sono dedicati ad amici e parenti con l’eccezione di Edgar ed Emma. Amore e amicizia, dove le protagoniste descrivono per corrispondenza le proprie emozioni amorose con toni forti e violenti dimenticando il decoro e il buon senso.
Tra il 1795 e il 1799 inizia la stesura di quelli che diventeranno i suoi lavori più celebri: Prime impressioni, prima bozza di Orgoglio e pregiudizio, ed Elinor e Marianne che diviene Ragione e sentimento. Nel 1795 lavora anche a un racconto epistolare Lady Susan. Nel 1797 George Austen, comprese le grandi capacità di scrittura della figlia, prova a far pubblicare Prime impressioni ma senza ottenere alcun esito positivo. Successivamente la figlia elabora Elinor e Marianne, togliendo lo stile epistolare e avvicinandolo molto alla stesura finale di Ragione e sentimento. Per tutto l’anno successivo, è impegnata nella stesura di un nuovo romanzo, inizialmente intitolato Susan, poi diventato L’abbazia di Northanger, una satira del romanzo gotico molto in voga ai tempi della Austen. Durante il soggiorno a Bath, Jane lavora ad alcune modifiche di Susan e comincia a scrivere I Watson, rimasto però incompleto per la sua morte. Nel 1811 viene pubblicato Ragione e sentimento e successivamente nel 1813 Orgoglio e pregiudizio. Il romanzo viene accolto bene tanto che nell’ottobre dello stesso anno viene stampata una seconda edizione. Nel 1812 inizia la stesura di Mansfield Park, terminato e pubblicato nel 1814. Tutte le copie sono vendute in soli sei mesi. La stesura di Emma inizia nel 1814 per essere conclusa nel 1815. Il romanzo è pubblicato nel dicembre dello stesso anno ed è l’ultimo di Jane Austen ad essere pubblicato mentre l’autrice è in vita. Persuasione, che scrive nel 1815, viene pubblicato nel 1817, postumo assieme a L’abbazia di Northanger.
Nei suoi ultimi mesi di vita comincia la stesura di Sanditon,
una satira sul progresso e sulle sue conseguenze, rimasto incompiuto a
causa dell'aggravarsi della sua malattia.
Per riassumere in modo schematico, i romanzi sono:
- Ragione
e sentimento (1811)
- Orgoglio e pregiudizio (1813)
- Mansfield Park (1814)
- Emma (1815)
- L’abbazia di Northanger (1817)
- Persuasione (1817)
mentre i racconti sono:
- Lady Susan (1794, 1871)
- Sanditon (1871, incompiuto)
- I Watson (1871, incompiuto)
Non mi soffermo sulle trame perché sono dell’idea che aprendo una qualsiasi pagina web è possibile leggerle
PERSONAGGI E AMBIENTAZIONE
Come ho detto in precedenza, Jane Austen rispecchia nei suoi romanzi la società in cui vive. Nonostante sia vissuta nel periodo delle guerre napoleoniche, nessun avvenimento bellico fuoriesce nelle sue opere. L’unico aspetto bellicoso è il passaggio delle milizie.
Gli aspetti che accomunano le opere sono: le cerchie ristrette della provincia, le storie d’amore e la vita quotidiana. La società descritta è molto gerarchica come quella del suo tempo.
Parlando specificatamente della figura degli uomini, le prospettive dei gentiluomini sono limitate: il membro più anziano della famiglia è l’unico erede, il che lo esenta dal cercare una professione. Tanto più elevata è la posizione sociale, tanto più alto sarà il reddito. Gli altri membri devono guadagnarsi da vivere nella magistratura o nell’esercito. La professione di ecclesiastico è l’unica che ricorre in tutti i romanzi, anche se il ritratto che Jane Austen ne fa è tutt’altro che indulgente: spesso esso è ossequioso verso i potenti e arrogante verso i deboli. Per quanto riguarda il carattere dei personaggi maschili essi sono: come Bingley (Orgoglio e pregiudizio) dal buon cuore, sempre allegro; oppure come Mr Knightley (Emma) che ha una bontà di cuore immensa ma è anche un po' ingenuo. Ci sono poi uomini considerati negativi come il Reverendo Collins, contraddistinto dalla vanità, dall’egoismo, dal viscido opportunismo e da una certa propensione alla lussuria.
Darcy è l’uomo austeniano per eccellenza: leale, dal cuore d’oro ma incriminato dal pregiudizio, che lo rende talvolta odioso e sgradevole.
Sono però le donne le protagoniste indiscusse dei romanzi, facendo di Jane Austen “una delle prime scrittrici a dedicare l’intero suo lavoro all’analisi dell’universo femminile” o, come Virginia Woolf la definisce, “l’artista più perfetta tra le donne”.
Jane Austen con la sua ironia, non risparmia critiche nemmeno alle donne, delle quali descrive pregi e difetti in maniera implacabile.
Le sue eroine sono personaggi pieni di vita, di sensazioni e di personalità che si differenziano l’una dall’altra e potrebbero essere raggruppate in questo modo:
- donne pazienti, contraddistinte dalla forza e dalla costanza del cuore;
- donne che vivono continuamente sul punto di sbocciare ma non sembrano mai realizzarsi,
- donne talmente di buon cuore che oscurano la propria bellezza estetica;
- donne che hanno tutto tranne la potenza dell’amore;
- donne presuntuose;
- donne tanto ingenue.
Jane Austen con poche battute sarcastiche fa inquadrare al lettore i personaggi senza la necessità di lunghe dissertazioni. Tutti i romanzi descrivono una gerarchia finanziaria che implica ovviamente stili di vita molto diversi: dai ricchi proprietari terrieri che vivono nel lusso e a volte esagerano, alle povere vedove e alle loro figlie nubili che lottano per arrivare a fine mese, o famiglie che stanno cadendo in bancarotta.
Tutto gira attorno al denaro che è una grossissima preoccupazione per le persone meno agiate, la maggior parte dei personaggi potremmo dire. D'altro canto l’obiettivo dei ricchi è sempre quello di arricchirsi ulteriormente. In quest’ottica le ereditiere vengono sacrificate per consolidare il potere o stabilizzare una fortuna.
Le nostre eroine devono imparare a scegliere il partner giusto e a non lasciarsi attrarre dal cattivo ragazzo dal bel fisico e dalle parole allettanti. Non sempre ci riescono, come nel caso di Lydia Bennet con il colonnello Wickham, la quale ha rovinato per sempre non solo la propria reputazione, ma anche quella di tutta la famiglia (Orgoglio e pregiudizio). Capita anche che gli uomini più onesti e di buon cuore, siano quelli che rimangono più nell’ombra, nonostante le loro qualità positive, come Mr Darcy. In questi casi le ragazze riconoscono la loro bontà d’animo e di cuore e così non cedono ai libertini, perché il loro cuore è già occupato.
Per quanto riguarda l’ambiente famigliare, i rapporti tra fratelli e sorelle sono amorevoli, seppur hanno caratteri diversi. La madre è sempre indaffarata a trovare il miglior partito per la figlia, mentre il padre o è assente perché morto oppure è molto amorevole ma autoritario. Nei romanzi compare anche la figura dei bambini più piccoli, ma solo in relazione al loro ruolo nel far avanzare la trama. Per i suoi personaggi, si deve precisare che l’autrice si è ispirata alle persone che conosceva, in particolare alla sua famiglia.
I romanzi sono ambientati tutti in Inghilterra. Le descrizioni dei paesaggi sono spesso né molto elaborate né spontanee. Vedendoli attraverso gli occhi e la sensibilità dei personaggi che li contemplano, i paesaggi rispecchiano i loro sentimenti e le loro emozioni, con descrizioni fondamentalmente soggettive. In tutti i romanzi sono presenti siepi e bocage, metafora della vita confinata e recintata che sopportano le giovani donne protagoniste.
L’autrice contrappone i ricchi proprietari terrieri, le quali famiglie hanno posseduto e gestito le tenute per generazioni, e spesso aiutando economicamente un proprio diendente, ai nuovi proprietari, i quali, nonostante redditi confortevoli, non riconoscono alcun obbligo né verso i loro parenti né verso i loro vicini. Numerose sono le tenute descritte nelle opere. Un esempio è la proprietà di Mr Darcy: Pemberley. Per quanto riguarda le ambientazioni, Jane Austen cita sia città reali che paesi immaginari. Tra le città reali, due svolgono un ruolo importante: Londra, che è vista come la capitale culturale, artistica, finanziaria e politica, stabilendo sempre lo standard per la moda e lo status sociale, e Bath meta turistica e città termale degli ultimi due romanzi. A Bath come a Londra, le residenze hanno significative connotazioni sociali e la loro struttura compatta favorisce la creazione e la dissoluzione di reti sociali, consentendo incontri inaspettati. La scelta di luoghi reali perfettamente riconoscibili per la trama contribuisce al realismo dello spazio romanzesco della Austen, ma conferisce anche a questi luoghi un significato simbolico, favorevole all’interpretazione ideologica.
Altre tipologie di ambientazione sono: le città di mare e le località balneari come Portsmouth e Lyme Regis.
STILE
La scrittura austeniana presenta poche scene descrittive e digressioni narrative, ma è caratterizzata da dialoghi che l’autrice rende con il discorso diretto, con lo stile epistolare e con il discorso indiretto libero. Quest’ultimo, fuso con la mediazione del narratore, è utile all’autrice per rendere in maniera ironica e drammatica i pensieri e le parole dei protagonisti. Non usa i verbi “dire” e “pensare” nel collegamento tra il narratore e il personaggio, cosa che dà l’illusione al lettore di essere nella mente dei personaggi. L’uso del discorso diretto, come già detto, aiuta ad identificare maggiormente il carattere dei personaggi, attraverso le loro parole. I dialoghi sono composti da periodi molto brevi e gli scambi di battute sono rapidi ed incisivi.