Una nazione bagnata di sangue

di Paul Auster

Creato da:
Gerardo
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Ultimo aggiornamento: 15/07/2026

Questo volumetto raccoglie le riflessioni critiche dell'autore (intervallate dalle foto di Spencer Ostrander, che ritraggono i luoghi di alcune sparatorie) su un tema molto dibattuto, ovvero la vendita, la distribuzione e la più o meno libera circolazione delle armi da fuoco negli Stati Uniti. Ragionamenti in cui la sua storia personale e famigliare finisce per sovrapporsi a quella della nazione. Le domande di Auster lo portano a chiedersi perché gli USA siano il paese più violento del mondo, analizzandone le origini e la crescita, per arrivare fino ad oggi. Fin dagli albori, dalla comparsa dei primi insediamenti sulla costa orientale, l'azione dei coloni per far valere le loro ragioni di conquista e mantenimento dei fertili e promettenti spazi sconfinati che gli si aprivano di fronte, si è avvalsa dell'uso di fucili, imbracciati per combattere in modo energico, a volte tragicamente definitivo, i nemici di turno. Prima i francesi, quando ancora gli anglofoni erano sudditi della corona; quindi gli inglesi durante la guerra d'indipendenza; infine i nativi, con il loro quasi totale annientamento. Passando per la sottomissione degli schiavi, con le pistole pronte a far fuoco al minimo accenno di rivolta.
Il controllo delle armi negli Stati Uniti è un tema molto sentito, soprattutto considerando le cifre spaventose relative alle sparatorie, alle uccisioni, ai feriti gravi, con tutto quello che ogni evento si porta dietro anche in chi resta: famiglie distrutte, bambini orfani, comunità atterrite. I numeri dei morti ammazzati fanno impallidire qualsiasi statistica delle altre nazioni occidentali. Eppure, pare che poco si possa fare per affrontare in modo definitivo il problema, quando le libertà individuali sono la priorità da salvaguardare, storicamente e culturalmente. Tra queste il diritto a possedere e portare armi, recitato nel controverso secondo emendamento della Carta dei Diritti. Nato per garantire la tutela delle milizie dei singoli stati in attesa dell'istituzione di un esercito nazionale, è divenuto col tempo materia di dibattito e oggetto di storiche sentenze, anche da parte della Corte Suprema, giudice di ultima istanza nei casi dibattuti nei tribunali federali e in quelli locali quando si occupano di diritto federale. Nonostante le possibilità che hanno i singoli stati e il governo centrale di applicare restrizioni, siamo ben lontani da un divieto generalizzato di vendita e porto d'armi.

 

Consigliato da
Gerardo

Poche volte come in questo caso, aprendo un libro mi è capitato di restarne paralizzato. La prosa tagliente e cattiva del Friedrich Dürrenmatt di Giustizia, quella oggettiva e priva di speranza di Ágota Kristóf in tutta la sua produzione, l'arrovellarsi di Raskol'nikov in Delitto e castigo di Dostoevskij. Qui, il perfetto alternarsi delle foto di Spencer Ostrander che spezzano il respiro e delle parole di Paul Auster che lo restituiscono, in attesa di una nuova apnea.
Le fotografie ritraggono luoghi teatro di sparatorie di massa, fatti di sangue in cui individui hanno ucciso e ferito colpendo a casaccio o includendo nella loro folle azione sia obiettivi predeterminati che persone che hanno avuto solo la sfortuna di trovarsi lì. Sono pulite, ordinate, silenziose. Come se all'indomani degli eventi, solo accennati nelle didascalie che riportano in modo asettico data, luogo e numero delle vittime, fosse stato rimesso tutto a posto per azzerare e, forse, dimenticare. Ma è solo l'impressione di un'occhiata fugace e superficiale. Lo sguardo rimane incollato, come di fronte a un'opera d'arte, ma con sentimenti opposti. Non c'è nessuna meraviglia, nessun trasporto. Solo sgomento per la totale assenza di umanità, in tutte le sue accezioni. Il silenzio assordante (ossimoro troppo spesso utilizzato, ma in questo caso calzante) che ne scaturisce lascia un senso di smarrimento. Ma l'immagine non è quella di un film post-apocalittico, con le carcasse delle automobili che si decompongono ai bordi delle strade, l'erba che spunta dall'asfalto e gli animali selvatici che si aggirano irrequieti tra i grattacieli delle metropoli. Quei luoghi di passaggio, culto, aggregazione, studio, pensati, progettati e creati dalle persone per le persone, semplicemente dalle stesse sono stati abbandonati, a volte per non farvi più ritorno. Alcuni degli edifici sono stati addirittura abbattuti, perché nessuno li avrebbe più frequentati; ormai saturi di un orrore muto, impalpabile ed elettrico, che ha rubato il posto ai volti, ai colori, alle voci.

copertina Una nazione bagnata di sangue

Una nazione bagnata di sangue

/ Paul Auster
«Un’intensa, appassionata resa dei conti con la violenza armata in America […] Muovendosi tra saggi...
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