Nel continuo "correre" della quotidianità non abbiamo quasi il tempo di soffermarsi, ringraziare e apprezzare chi e cosa ci circonda. Non si da peso ai piccoli gesti come lo schiudersi di una rosa, il valore di un sorriso sincero, di una carezza. Tutto è istantaneo, scontato, a volte dovuto, e costantemente veloce, troppo veloce. Così quando un ostacolo porta con sé una frenata forzata, un rallentamento delle persone e del mondo intorno a loro, gli occhi si posano sui gesti su cui varrebbe davvero la pena di soffermarsi. In un dialogo tra lei e la figlia l'autrice si domanda "Perché non si godono ogni minimo istante di vita passata in salute, insieme a chi amano? O anche da soli, ma in salute?" "Perché siamo mortali" è la risposta della figlia che lascia la madre, e anche noi, a riflettere.
Un libro come un percorso, come libero sfogo di sensazioni e paure che nascono nel momento stesso in cui ci si trova a confrontarsi con un male che si fa anche fatica anche a nominare. Non si sa come dirlo agli amici, si ha paura delle reazioni e soprattutto si ha paura di perdere sé stessi nelle trasformazioni che una cura oncologica comporta. "Il rischio di perdere la dignità, l'amore per sé stessi e la propria forma nel mondo". Eppure, a dispetto di tanta fragilità, c'è tanta forza nelle sue parole, tanta autenticità e questo libro è un dono che l'autrice ci ha fatto aprendo a tutti il suo cuore e rendendoci parte della sua vita.