Operazione massacro, di Rodolfo Walsh

Un capolavoro del giornalismo universale Gabriel García Márquez

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Andras
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Ultimo aggiornamento: 15/06/2021
9 giugno 1956, periferia di Buenos Aires. Una dozzina di uomini che si erano incontrati, alcuni per caso, altri intenzionalmente, per seguire un incontro di pugilato tra il campione argentino del momento e lo sfidante cileno vengono arrestati, brutalmente picchiati e portati, sequestrando un autobus di linea, al più vicino commissariato di polizia. La maggior parte dei sequestrati è completamente ignara del perché le forze dell’ordine li abbiano portati via, mentre alcuni,  pochi, temono di saperlo.
10 giugno 1956, periferia di Buenos Aires. 5 uomini crivellati di proiettili, alcuni con il segno del colpo di grazia giacciono esanimi nella discarica di Juan Lopez Suarez. Non si sa cosa abbiano commesso per meritare questa fine. Si sa invece che qualcuno si è salvato. Uno, fucilato - vivo.
Rodolfo Walsh, fino ad allora scrittore noir, curatore di antologie di racconti polizieschi e giornalista culturale parte da questa voce che gira per inoltrarsi  piano piano in un intrigo di portata nazionale che si infittisce sempre di più, diventa sempre più pericoloso – l’indagine durata 1 anno e mezzo l’ha dovuta condurre sotto falso nome, da latitante – e lascerà un suo strascico sanguinoso addirittura nell’Argentina degli anni ’70. Il racconto inizia con una notizia diaristica dell’autore e si allarga  - con perfetto stile noir, asciutto, tipicamente argentino – ad un’investigazione poliziesca per poi mutare nella più scottante indagine giornalistica. Lo scrittore argentino prende spunto dalle biografie delle vittime – le Persone - con il calore e l’empatia tipica di chi tratta una questione privata, l’inquadramento storico si trova inizialmente relegato all’insignificanza. Soltanto quando le vite, finora separate, precipitano nel destino comune di un’incubo che dura appena 6-7 ore – i Fatti - , le nebbie, le incertezze che coprivano il perché di questi destini cominciano a diradarsi. Ma non ne segue un resoconto storico degli avvenimenti – Walsh inizia la sua indagine quasi il giorno e un mese dopo l’accaduto – ma si tratta di un’investigazione sul filo delle ore, di un’arringa dibattimentale che – ben oltre le prodezze di un Perry Mason – è corroborata da prove giudiziarie tanto dettagliate quanto esplosive e finisce in un’ appassionato J’accuse – proprio come quello di Émile Zola nel caso Dreyfus – contro le istituzioni politiche, militari e giuridiche.
Operazione massacro è più di un giallo e più che un racconto giornalistico. È il primo nobile esempio - ben otto anni prima di A sangue freddo di Truman Capote - del racconto fiction-non fiction, del giornalismo narrativo, dell’inchiesta letteraria , è un’opera investigativa che mutua sì dal noir la struttura e il montaggio, ma che compie, rispetto all’opera del suo emulo americano, un’ulteriore evoluzione:  Walsh non è interessato al crimine come tale, ma al crimine  di tipo politico, al nesso tra violenza e potere. Perciò egli non è il freddo e spregiudicato spettatore, l’impassibile registratore dei fatti, ma l’avvocato del popolo violentato, tribuno dei diritti civili in un mondo dominato dai militari. Proprio dalle pagine di questo libro inizia l’impegno civile di Rodolfo Walsh, impegno che lo porterà purtroppo ad un destino “fraterno” con le vittime del 1956. Operazione massacro è – come disse a sua memoria un amico e come dimostra la Lettera aperta di uno scrittore alla giunta militare (1977) allegata – anche e soltanto il prologo di un’altra  tragedia che verrà dopo.
Consigliato da
Andras
Il libro di Rodolfo Walsh mi ha incuriosito fin da subito allorché durante le letture degli scrittori combattenti e dissidenti della dittatura militare 1976-1983,  ero incorso reiteratamente nella sua citazione. Sembrava che tutti, Rolo Diez, Miguel Bonasso, Paco Urondo ne fossero in qualche modo debitori. Come se il loro stile asciutto, penetrante ed allo stesso modo potentemente evocativo fosse in parte il lascito della penna di Rodolfo Walsh. Ed iniziato una volta Operazione Massacro ne ebbi puntualmente la conferma. Questa novella-reportage testimonia l’eccezionale capacità di organizzare la trama, di abbozzare i personaggi, di trovare lo stile e le voci giuste. È certamente debitrice  dei suoi padri formali argentini, tra questi in primis Roberto  Arlt. Ma soprattutto è la prova  del suo impegno bifronte, quello letterario e quello giornalistico, quello narrativo e quello rivoluzionario che approda attraverso l’efficacia nel testo all’efficacia nella denuncia. Si era parlato del J’accuse di Émile Zola. Ebbene, se di Rodolfo Walsh si può dire che era, che ha vissuto da letterato impegnato e giornalista combattente, lo ha fatto con tutti i crismi, il talento e il coraggio civile già dimostrato dal suo grande antesignano francese.
copertina Operazione massacro

Operazione massacro

/ Rodolfo Walsh
Otto anni prima di "A sangue freddo" di Truman Capote, con "Operazione Massacro", Rodolfo Walsh inv...
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