La mia prima conoscenza diretta di Sherlock Holmes risale a una serie a cartoni animati, in cui i personaggi erano ritratti come cani antropomorfi e all'abile investigatore erano state assegnate le fattezze quanto mai appropriate di un segugio.
Da ragazzino mi sono poi appassionato alle sue avventure sulla carta, affascinato dai risultati dell'infallibile metodo deduttivo che ne dimostravano le capacità logiche e la superiorità al confronto con gli antagonisti che puntualmente smascherava e che rimanevano disarmati di fronte a un avversario intelligente e dall'atteggiamento perennemente compassato. Anch'io come lettore rimanevano di stucco, ma al tempo stesso infuso di un senso di compiacimento dovuto all'aver seguito passo passo il ragionamento fino alla soluzione del caso, come se in qualche modo vi avessi collaborato. Ho letto Uno studio in rosso, prima fatica investigativa Doyle, il notissimo Mastino dei Baskerville, La valle della paura e un po' di racconti sparsi, tra cui L'ultima avventura, titolo fuorviante in quanto a furor di popolo non sarà tale.
Anche cinema e televisione hanno alimentato il successo del proverbiale detective, sia con pellicole tratte dalla prosa di Doyle, ma anche con avventure inedite seppur in linea con le originali, oppure regalandogli una veste nuova o diversa (vedasi Basil l'investigatopo), magari più moderna o in qualche caso tragicomica, come nel Fratello più furbo di Sherlock Holmes. Tra i miei film preferiti, forse anche per l'età in cui l'ho guardato, c'è sicuramente Piramide di paura, in cui un giovane Sherlock frequenta un prestigioso collegio di Londra, dove stringe amicizia con l'impacciato compagno di classe John Watson e si scontra per la prima volta con quello che in seguito sarà il professor Moriarty, personaggio molto più presente nell'immaginario dei lettori e nei film che non nelle intenzioni del suo creatore.
Questo film, per quanto mi riguarda, è un'ottima chiusura del cerchio. Un Holmes ultranovantenne si è da tempo ritirato in campagna, dove vive con la governante e il figlio di lei. Per nulla soddisfatto dell'ultimo romanzo pubblicato anni prima dal suo collaboratore, il dottor Watson, che riportava l'ultima investigazione a cui si era dedicato, decide di scrivere la sua versione dei fatti, questa volta veritiera e scremata dei particolari accattivanti ma fantasiosi che spesso farcivano le righe riempite dall'amico. Sherlock cerca di ricostruire il caso, ma i recenti problemi di memoria che lo affliggono confondono la sua mente un tempo pronta e brillante, i particolari sfuggono e i ricordi sono sfumati e ingannevoli. Quel caso che anni or sono lo ha convinto ad abbandonare la professione di punto in bianco e a lasciare Londra. Il primo e unico che, contrariamente a quanto riportato da Watson nel suo romanzo, è certo di non aver risolto.