Non leggo i thriller, mal sopporto i gialli e di solito mi spaventano e non voglio quindi sentire nessuna storia inquietante, men che meno esoterica. Eppure ho girato per mesi attorno a questo libro, incuriosita da qualcosa che non so spiegarmi. Forse l'ambientazione torinese, una città che non ho mai visitato ma che mi piacerebbe vedere anche se si dice sia misteriosamente costruita su assi di magia bianca e nera, poi ci sono gli alchimisti con le loro grotte, la presenza di importanti reliquie religiose e altre teorie tra leggenda e sapiente costruzione per attirare un determinato tipo di visitatori.
Con tutto rispetto per chi segue queste credenze che, come per ogni leggenda, affonda le sue radici e trae spunto da notizie o episodi reali, credo comunque che Torino sia il luogo ideale dove ambientare una trama misteriosa come quella scritta da Giorgio De Maria. Affascina anche il fatto che, proprio come le leggende dimenticate, anche questo libro abbia conosciuto l'oblio per poi rivedere la luce, e nuova tiratura di stampa, a distanza di quarant'anni dalla sua prima pubblicazione. Come si fa a resistere alla curiosità di non leggero? Impossibile. Così mi son fatta coraggio e l'ho preso in prestito.