Titta Di Girolamo è un cinquantenne italiano che vive in un albergo a Lugano, in Svizzera. Di carattere estremamente schivo, trascorre le giornate al bar della struttura, fumando una sigaretta dietro l'altra ed evitando il più possibile il contatto sia con gli altri clienti che con il personale, inclusa la banconiera del bar, della quale non ricambia neppure il saluto che lei gli rivolge immancabilmente a fine turno. Le sua uniche "amicizie" sono il direttore dell'hotel, che incontra una volta al mese per saldare il conto, e una coppia di anziani, un tempo benestanti e ora in rovina, che vivono in una stanza dell'albergo che anni prima era di loro proprietà, e coi quali si diletta di tanto in tanto a giocare a carte. Di Titta si ignorano la provenienza, il tenore di vita, la professione. L'unica attività che saltuariamente lo impegna consiste nel prelevare un borsone, lasciatogli nell'atrio della sua camera, e portarlo in banca, dove deposita nel suo conto personale l'ingente somma di denaro che vi è contenuta. Titta svolge questo strano deposito senza mostrare particolare interesse, anche se il suo sguardo tradisce un leggero turbamento ogni volta che si trova davanti un nuovo borsone. Ma qual è il passato di Titta? Chi gli consegna tutto quel denaro? Qual è il suo lavoro e perché vive recluso tra quelle quattro mura senza mai allontanarvisi?
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