Questo libro di Han Kang conquista il lettore fin dalle prime frasi. La scrittura chiara e lineare, ma al tempo stesso complessa affascina quanto un classico della letteratura.
Questa storia singolare offre molteplici spunti di riflessione e si può apprezzare il profondo lavoro introspettivo dell’Autrice sui personaggi. Sempre a metà tra il sogno e la realtà, dove il normale e il patologico si mescolano, la sua lettura conduce ad una specie di vertigine, e in questo consiste la sua particolarità.
La scelta di Yeong-hye è il primo e vero atto di ribellione che lei compie nei confronti della sua famiglia, di impronta patriarcale, e nei confronti delle imposizioni della società.
L’Autrice non fornisce molte spiegazioni sulle motivazioni che portano Yeong-hye ad un comportamento sempre più straniante, ma mostra al lettore l’angoscia, il terrore e la repulsione per la violenza da lei provata. Il suo desiderio di alienazione dalla realtà ha una connotazione mistica, di unione anche fisica con il mondo vegetale. Come in una metamorfosi desidera trasformarsi in un vegetale, eliminando qualsiasi forma di alimento ad eccezione dell’acqua e i raggi solari, quasi volesse anch’essa cimentarsi nella fotosintesi come un albero. I brevi dialoghi che ella ha con la sorella rendono l’immagine di un animo ormai placato, indifferente alla vita umana. Difende questa sua determinazione con tutte le forze, sino all’ultimo, con una energia ed un impeto inaspettati ed incompresi, svelando così la straordinarietà di una donna ordinaria.