La pazienza delle tracce è un libro delicato ed al tempo stesso intenso e profondo. E’ un libro ricco, in cui è possibile trovare diversi livelli di lettura. Lo si può apprezzare per l’aspetto del lavoro psicoanalitico e sono molto interessanti i riferimenti alla cultura giapponese. Allo stesso modo fanno meditare le innumerevoli riflessioni sulla vita, sulla morte, sulla solitudine.
Quanto tempo si può sopportare un dolore, un trauma senza prendersene cura? Si può continuare a vedere il proprio passato sempre nella stessa maniera, nella certezza di essere le uniche vittime di qualcosa che ci ha ferito?
Il personaggio di Simon incuriosisce: uno psicoanalista che per lavoro “ripara” le ferite interiori degli altri, che serba in sé antichi dolori, che cova una rabbia non ancora risolta e la ferrea convinzione di essere stato la vittima in una relazione di amicizia e di un amore. Egli non è mai riuscito a rielaborare questo tradimento, trascurato ed occultato dall’impegno nel proprio lavoro.
Ed è stato proprio il caso a far cadere la coppa donatagli da quell’amico ripudiato, o è invece Simon che, inconsciamente, ha voluto rompere proprio quella coppa, perché si doveva arrivare ad una “resa dei conti”?
Quando egli intraprende il viaggio in Giappone, ancora non sa cosa sta cercando o forse non sta cercando nulla, ma ne sente la necessità. E’ venuto il momento di ascoltarsi, di curarsi, di “ripararsi”.
L’isolamento, lo spaesamento sono un passaggio obbligato per liberarsi di tutte le zavorre della vita precedente e si comprende pienamente questa esigenza, si percepisce quasi fisicamente questo suo stato di “convalescenza”. Allo stesso modo si vivono con lui le sensazioni provate nell’incontro con la natura circostante, maestosa e misteriosa, alla quale gli abitanti del luogo si rivolgono con rispetto e riconoscenza. L’amorevole e discreta presenza dei coniugi Itô facilita la guarigione di Simon. La sua “rinascita” può essere paragonata proprio ad uno di quei vasi riparati dal Signor Itô, secondo l’antica tecnica giapponese del Kintsugi, che evidenzia le imperfezioni dell’oggetto con l’oro, rendendolo un pezzo unico e prezioso.