Mi è capitato rare volte di trovare romanzi di tale bellezza. In questa storia non sono i temi o l'intreccio narrativo a fare la differenza, ma bensì la scrittura e la scelta azzeccata del punto di vista della narrazione e quindi anche la capacità dell’autore di immedesimarsi nel personaggio. E’ un romanzo che brilla di luce propria, che spicca per il linguaggio assolutamente ironico e originale nel descrivere anche le situazioni più semplici e disastrose. In questa storia non accadono fatti eclatanti, vi è solo una protagonista particolarmente sfortunata, con una personalità travolgente e una capacità di espressione spiazzante, tremendamente vera e pietrificante, che porta il lettore tanto a sbellicarsi dalle risate quanto a commuoversi e riflettere sulla vita. Non me la sento di dirvi molto altro, aggiungo solo che la Nuova frontiera, nella collana Oltre, sta pubblicando dei titoli destinati ad un pubblico young adult davvero interessanti e da non perdere.
“Anche mio padre è felice. Adesso che ci penso, si vede benissimo: è cambiato. Canta Sinatra preparando la cena. Prima non lo faceva mai. Neanche ai tempi di… di mia madre, ecco.>> <<Vedi: le cose sono perfette così. Se avessimo potuto scegliere, è quasi certo che avremmo fatto tutto in modo diverso, ma avremmo sbagliato. Non penso che l’importante sia poter scegliere. L’importante è cosa facciamo di una situazione che non abbiamo voluto. Io non ho scelto la mia malattia. Non ho scelto che mio padre se la filasse via come un codardo. Non ti ho scelto come amica. E tu non hai scelto la tua ptosi, tua madre lesbica e la compagnia della fialetta puzzolente ambulante del liceo. Non stiamo a raccontarci balle.>> p. 262-263