Ho scelto questo libro perché spinta da una mia personale curiosità per la cultura giapponese.
Il Giappone, forse più di ogni altro paese, rappresenta e contiene in sé tutte le contraddizioni di una società moderna.
I retaggi del passato, le tradizioni antichissime, una religione autoctona, lo Shintoismo politeista e animista, convivono con uno sviluppo tecnologico che lo pone ai primi posti nel campo della ricerca scientifica.
La varietà di espressioni artistiche rappresentate dalle arti tradizionali coesistono in totale contrasto con le manifestazioni del progresso tecnologico più all’avanguardia. Si pensi solo alla gentile arte dell’Ikebana e alla ricerca, la produzione e l’uso della robotica, nei quali il Giappone è leader mondiale.
In un simile quadro si svolge la vicenda narrata in questo romanzo.
Il protagonista di questo romanzo si trova totalmente avviluppato in questa contraddizione.
Egli stesso, dentro di sé, è un uomo diviso tra il passato tradizionale che crede di aver dimenticato vivendo all’estero e la modernità da vivere secondo i canoni della società contemporanea.
Il ritorno in patria a seguito della morte del padre, una figura che racchiude in sé tutti i valori della tradizione, lo riporta in un mondo che non riteneva più suo. Si rende conto, al contrario, di essere parte di quel mondo: nulla gli è estraneo, ogni cosa racconta una storia che egli conosce istintivamente. A New York era uno dei tanti stranieri trasferitisi lì; sentiva il bisogno di giustificare la propria presenza. A Tokyo è a casa sua.
Kosuke è diviso tra il desiderio di tornare alla sua vita e al lavoro in America e la volontà di rispettare il passato rappresentato dal santuario. Sente il dovere morale di continuare l’opera del padre, con cui non era mai riuscito ad avere un vero rapporto affettivo.
Capisce di non poter realizzare nulla di nuovo e duraturo se non comprendendo e valorizzando il passato e questa consapevolezza lo porta alla decisione più importante della sua vita.
Appare evidente la profondità del profilo psicologico del protagonista. Si percepiscono il suo senso di colpa per non aver compreso l’amore che suo padre nutriva per lui, ed il senso del dovere nei confronti delle tradizioni in contrasto con il desiderio di realizzare i propri progetti a New York, messi in discussione dal suo ritorno in Giappone.
La vicenda narrata in questo libro è ispirata all’esperienza personale dell’Autrice, di origine indiana, vissuta a Tokyo diversi anni. Ella ha rivelato che, per superare le sue difficoltà di inserimento nella metropoli, si rifugiava spesso in un santuario shintoista, dove era ben accolta e si sentiva in pace. Nel giro di pochi mesi quel santuario venne venduto e tutta l’area acquistata da un costruttore al fine di realizzarvi nuove abitazioni, traendone grande profitto.
Questo libro ha quindi anche il merito di aver fatto luce su un fenomeno diffuso in Giappone e che sta portando alla chiusura di numerosi santuari shintoisti.