Una folla ostile invade l’Orto di Getsemani, Gesù viene trascinato via dagli sgherri del Sommo Sacerdote, che, data la vigilia della Pasqua ebraica, convoca in furia e fretta, al lume di candele, chi tra sacerdoti e scribi è disposto a sentenziare sulla condotta di quel galileo che si autoproclama il Figlio di Dio, il Messia che siederà sulla destra della Potenza. Il giudizio del Sinedrio dei Sadducei, i sacerdoti custodi del Tempio, può essere soltanto uno, “colpevole” di aver bestemmiato Dio. Segue il giudizio del rappresentante di Roma in Palestina, il Prefetto Ponzio Pilato. Costui, malgrado i suoi ipotetici dubbi, condanna il Nazareno alla crocifissione, pena prevista per i sobillatori. Il Figlio di Dio che, prima in continua disputa con i farisei, soccombe poi al potere dei sommi sacerdoti e dei soldati di Roma.
Questo lo scenario del processo contro Gesù, così come è stato inculcato per 2 millenni, suffragato dai Santi Vangeli, alle comunità cristiane di tutto il globo. Il messaggio innovativo del libro di Israel Knohl, insigne biblicista che ha insegnato all'Università Ebraica di gerusalemme, a Berkeley, Harvard, Stanford e alla Pontificia Università a Roma, cancella l’immagine stereotipata antigiudaica del popolo d’Israele colpevole collettivo della morte di Gesù Cristo e ne dà una prospettiva molto più articolata e complessa, sia dei processi teologici antecedenti, sia poi degli eventi che hanno portato alla sua condanna. Il messianismo, vale l’avvento di una figura eccelsa mandata dal Padre per la restaurazione della Casa di Davide dopo la distruzione del Tempio, non era affatto un’esclusiva del messaggio (proto) cristiano ma percorreva la fede giudaica sin dall’esilio in Babilonia ed era condivisa dal popolo d’Israele a partire dal ritorno di esso dalla terra tra Eufrate e Tigri. La convinzione dell’avvento del Messia venne così difesa e predicata dagli scribi, insegnanti popolari, che in tempo postbabilonico curavano le anime del popolo sul territorio e venivano chiamati Farisei. Anche loro, come Gesù, erano convinti della resurrezione delle anime. Dove allora il problema, l’irriducibile contrasto?
Contrasto, insanabile spaccatura ci fu, e fu all’interno dello stesso ebraismo, non tra quello e il protocristianesimo: tra quella tradizione popolare aperta e flessibile, di cui Farisei e Gesù erano professori, e quella rigida, ancorata sul testo sacro scritto e su nient’altro della casta sacerdotale del Tempio, i Sadducei. Il conflitto tra queste due fazioni del giudaismo, tra filomessianici e antimessianici, trovava Gesù dalla stessa parte dei teologi popolari, i rabbini, detti Farisei. Sebbene la quasi totalità del popolo ebraico avesse allora non riconosciuto in Gesù il Messia, la stragrande maggioranza degli stessi aveva comunque una concezione del Figlio di Dio molto simile a quella predicata dal Nazareno. Il processo a Gesù si configura così come una delle tappe salienti del contrasto tra le due correnti del giudaismo, evento che ha visto sul momento prevalere il Tempio sul Popolo, ma che appena alcuni decenni dopo si concluse con la definitiva sconfitta dei Sommi Sacerdoti a seguito della 2ª distruzione del tempio e l’inizio del giudaismo rabbinico (dei farisei) che, malgrado diaspora e persecuzioni, è giunto sino a noi.
Il Medio Oriente intorno all’anno zero è stato sottoposto ad una secolare rimodulazione storiografica in base a quanto, e gli elementi storicamente attendibili sono pochissimi, ci hanno tramandato le scritture riconosciute dalle varie confessioni cristiane. A ciò si aggiunge l’ovvia incapacità del non istruito nelle lingue storiche di quel periodo di penetrare e cogliere tra le pieghe di Vangeli, Atti degli apostoli e altro la realtà palestinese così come venne vissuta allora: spesso si ignora che quel territorio che ha visto disputare Gesù con i suoi simili, era una parte dell’Impero romano profondamente ellenizzata; l’influsso della cultura e lingua greca incideva profondamente anche su chi ci raccontò della passione del Cristo in terra. Altro elemento spesso trascurato è che la Palestina imperiale era attraversata e scossa da numerose rivolte di tipo politico e messianico, che lo stesso Gesù (Yehoshua significa in ebraico “speranza”) nacque a Nazareth, territorio allora investito in pieno dagli scontri bellici e dalle attese messianiche. Sono soltanto due tra molte caratterizzazioni storiche che la storia insegnata tralascia. Innanzi al bisogno di squarciare le nebbie che si addensano sul passato della Terra Santa, ben venga un libro che corregge la nostra visione alterata per tanto tempo dall’astio religioso, dai pregiudizi confessionali ed ideologici.
Knohl, Israel
Una secolare tradizione iconografica e una vasta letteratura si sono diffusamente interrogate sulla sequenza centrale del processo a Gesù: il «faccia a faccia» con Ponzio Pilato e con le istituzioni degli occupanti romani, le sole tenute a eseguire la sentenza. Pr...