Quando agli albori del 17º secolo, giorno e anno non sono dati di sapere, Cathérine de Vivonne, marchesa di Rambouillet, apre la sua stanza privata, la famosa “chambre bleue”, agli amici nobili e letterati, non avrebbe certo pensato di aver inaugurata una prassi, che una volta divenuta moda e diffusasi nel corso del’600 e ‘700 francese, si sarebbe fatto pilastro della cultura d’oltralpe e, per l’importanza di quest’ultima, di tutta Europa fino alle soglie della Rivoluzione del 1789. L’amore per i salotti si sarebbe protratto ben oltre negli ambienti aristocratici e granborghesi – quello di “Madame” Diotima nell’Uomo senza qualità ne è una specie di fossile - fino alla catastrofe della Prima Guerra mondiale. Presentata da giovane alla corte di Enrico IV, la marchesa era rimasta disgustata dalla rozzezza e dalle pratiche sessuali predatorie del Borbone, e ha deciso di ritirarsi con amiche ed amici in un circolo privato onde poter coltivare le virtù aristocratiche, la letteratura, il teatro e la musica entro la cornice di un’utopia civile, un’Arcadia lontana dal potere reale sempre più asfissiante. Avendo perso gran parte del loro potere politico con l’emergere della noblesse de robe e d’argent, oltre che dell’assolutismo, gli aristocratici cercarono di preservare l’aura di privilegio attraverso uno stile di vita all’insegna del gran mondo: le relazioni si declinavano sui valori della cortesia, socievolezza, eleganza e del rispetto, in primis di se stesso; i passatempi si dilungavano nella lettura di libri, nell’edificante recitazione teatrale, nel piacere assiduo della corrispondenza epistolare e, infine vanto per eccellenza della mondanità francese, nella conversazione come pratica sociale, esercizio di virtù morali, culturali e linguistiche. Attorniate da consimili di sesso, di rango e di formazione, le grandes dames divennero regine della vita civile parigina - in concorrenza con la stessa corte di Luigi XIV - e mecenati di letterati ed intellettuali come Molières, Montaigne, Montesquie, Rochefoucauld, La Fontaine nel ‘600, Voltaire, Diderot, D’Alembert, Morellet, Rousseau nel ‘700. Attraverso il diffondersi del modello dei cercles delle Madames Parigi, e con essa la Francia tutta, divenne campione indiscusso ed egemone in questioni di bon ton, socievolezza e spirito, dettatrice di regole che orientarono i gusti, le etichette ed usanze di tutte le corti, reali e nobili, d’Europa, luogo dove i rampolli dell’aristocrazia e alta borghesia internazionali erano soliti vivere i loro riti d’iniziazione al divenire adulti rispettabili. Ma, se i salotti, promotori di galateo, buone maniere e di buona creanza, continuarono, tra ‘600 e ‘700, a restare concentrati nella capitale francese, diversa e meno selettiva divenne la loro composizione nel corso del 18º secolo con l’accoglienza, oltre che dei soliti letterati e cerimonieri, anche degli intellettuali, filosofi, scienziati e scrittori, che avrebbero spalancato, di lì a qualche anno, la porta all’età dei Lumi. Esponenti dell’alta aristocrazia, come Madame de Geoffrin, Madame de Tencin, Madame d’Espinasse e Madame du Deffand contribuirono attivamente alla diffusione del nuovo, spesso corrosivo pensiero dei Filosophes. Questi ultimi agivano da veri e propri maitres a penser nei circoli reintroducendo la prassi, bandita nel secolo passato con la sconfitta della nobiltà sotto il giogo dell’assolutismo, di discutere apertamente l’operato del governo del re. La politicizzazione dei salotti ha in tal modo lastricato quella strada che avrebbe portato la Francia alla riconvocazione degli Stati generali. L’evento che la maggior parte delle honnêtes dames non aveva più avuto modo di vedere, avrebbe decretato la fine del loro mondo, ma non dei modelli culturali di cui esso è stato portatore. Questi ultimi sarebbero rimasti i valori indiscussi nel secolo borghese dei salotti bene delle capitali d’Europa, come ci testimonia Proust nei Guermantes del sua Recherche.
La lettura de La civiltà della conversazione è semplicemente appassionante. Se la mole del testo inizialmente Vi può spaventare, potete essere sicuri che discorsività, versatilità di stile e la grandissima autorevolezza scientifica – dimostrata già in Amanti e regine – rapiranno la Vostra attenzione. Benedetta Craveri Vi porta, di salotto in salotto, nel mondo dell’etichetta mondana caratterizzato dall’intimità sobria, sempre rispettosa di confini individuali invalicabili, dei suoi membri. I personaggi, e soprattutto le Grandes Dames, dimostrano una capacità di penetrazione psicologica sorprendente che, pur avendo lo scopo di mettere l’ospite a suo agio, destando in lui l’amor proprio, si presta a volte – nei famosi ritratti degli avventori delle bienseances, fatti circolare negli ambiti dei cercles – a delle stilettate di fioretto piccanti e spiritose, preservando ovviamente l’aplomb e l’onorabilità proverbiali dell’educazione aristocratica. In alcuni casi la stessa sensibilità delle protagoniste si materializza in esercizi di introspezione affascinanti e inaspettati, pietre preziose che precorrono lo strutturarsi del romanzo moderno. Grande ammirazione desta infine l’ampia cultura dei personaggi, una poliedricità nella conversazione – la vera gentildonna, il vero gentiluomo devono sapere discorrere di tutto – che, pur con il conclamato dilettantismo, segno e prerogativa dell’essere nobile – fa sì che le padrone di casa potessero disquisire con letterati, scienziati e filosofi ospiti anche di argomenti più difficili. Senza voler ignorare il peccato originario della mondanità nella sua esclusività cetuale, nel suo elitarismo sociale classista – muro che soltanto i più brillanti tra i pensatori borghesi riuscirono a sfondare – affascina la volontà di costruzione di un mondo che, al di là di qualche frivolezza, si ispira nei suoi schemi relazionali, intellettuali e linguistici al più alto grado di gentilezza, correttezza e chiarezza possibili.