Ogni volta che mi approccio a un film prodotto e girato in Gran Bretagna, o più in generale nelle Isole Britanniche, lo faccio con la convinzione di non uscirne deluso. Puntualmente le mie speranze non vengono disattese; anzi, sono quasi sempre ripagate appieno. Registi come Mike Leigh, Ken Loach, Christopher Nolan ma non solo, sono una sicurezza per l'eccellente riuscita di un film. Inoltre, molti dei più noti attori impegnati in queste produzioni sono passati attraverso il teatro prima di approdare al cinema. A teatro si sono formati e grazie ad esso hanno potuto perfezionare e affinare in modo completo le loro capacità espressive. Timothy Spall, Emma Thompson, Sally Hawkins, Eddie Marsan, Brenda Blethyn, Cillian Murphy, Colin Firth, Eddie Redmayne, Kate Winslet, Helen Mirren, Ian Holm, Alan Rickman, Brendan Gleeson, solo per citarne una manciata. Jim Broadbent, protagonista di questa pellicola, non ha percorso la stessa strada, ma le sue innate capacità lo collocano allo stesso livello dei talenti appena citati, oltre che dei tanti altri che non ho menzionato. Ci sono attori che riescono ad esprimere al meglio il loro talento con i gesti, altri con la parola, altri ancora con delle particolari movenze, anche solo con un tremore impercettibile che compare al momento perfetto. Ad alcuni sono sufficienti gli occhi. Negli occhi di Jim Broadbent c'è tutto Harold Fry. Le sofferenze che hanno segnato la sua vita potrebbero anche non essere raccontate, si capirebbero comunque. L'assenza di una spiegazione, di una descrizione dettagliata dei fatti, nulla toglierebbe alla comprensione del personaggio e nulla distoglierebbe dall'empatia che spontaneamente si instaura con lui. Harold che, come lui stesso ammette, nulla ha fatto nella vita, trova un obiettivo, uno scopo attraverso il quale regala speranza e fede, consapevolmente alla sua amica malata, inconsapevolmente e involontariamente a tutte le persone che conosce nel suo cammino. E vive lui stesso, forse per la prima volta dopo tantissimi anni. I suoi occhi smarriti, troppo spesso rivolti ad un passato che non porta con sé serenità, sono alla ricerca di riscatto. Harold abbandona la staticità di tutta una vita e, per una volta, si rivolge al futuro, in cerca di una pace che regali un po' di riposo a quegli occhi stanchi. Una persona impeccabile, distinta e vestita con decoro, viene via via sostituita da una dall'aspetto affaticato e sofferente. I pasti frugali, le notti all'addiaccio, le abluzioni nei torrenti dall'acqua gelida lasciano il segno: la barba è incolta, i vestiti laceri, le scarpe lise e umide. Al contrario però, il suo sguardo, da triste e rassegnato, diventa ogni giorno più tenace, ricco di speranza, convinzione, vita. Ci sono attori a cui sono sufficienti gli occhi, dicevo. Di sicuro è così per Jim Broadbent.