La nascita dell'impero cinese, sorto dall'unificazione dei Regni combattenti ad opera del sovrano di Qin nel 221 a.C., è uno dei momenti fondamentali nella storia dell'antico Oriente. Anche se le situazioni presentate nei film che trattano di storia antica - come peraltro accade nei film occidentali - risultano spesso romanzate, i dialoghi adattati al gusto del pubblico contemporaneo e, anche se non in questo caso, i combattimenti tra fantomatici maestri di arti marziali si svolgano sempre meno a contatto col terreno, il contesto in cui si concretizzano le tappe importanti della storia dell'umanità viene solitamente ritratto abbastanza fedelmente.
In questo caso, Chen Kaige lascia da parte fronzoli ed eventuali personaggi troppo fantasiosi che arricchirebbero la narrazione, per portare in scena una storia d'amore, complotti e tradimenti, incastonata in uno splendido affresco storico. L'apparente quiete degli sfarzosi palazzi reali, in cui i protagonisti ordiscono le loro trame, è un mondo a parte rispetto alle distese di paglia e sabbia ocra, dove tutta l'insensata violenza è pronta a scaturire dagli sconfinati eserciti di soldati schierati e pronti al sacrificio, immoti in attesa di un comando.
Il cinema cinese mi ha sempre affascinato, da quando ho avuto il piacere di vedere Vivere! di Zhang Yimou, film sugli sconvolgimenti cagionati a una famiglia qualunque dalla rivoluzione culturale. Pellicola successiva a Lanterne rosse, considerato con tutta probabilità il suo film più importante, ma che io ho visto solo in seguito, assieme a tutti quelli che i gestori delle videoteche hanno avuto la gentilezza di andarmi a recuperare nei loro polverosi magazzini. In questo film Chen Kaige, reduce dalla Palma d'Oro vinta a Cannes alcuni anni prima con Addio mia concubina, sceglie di abbandonare la rivoluzione culturale per tornare di molto indietro nel tempo e soffermarsi su un altro momento cruciale della storia cinese, la campagna militare intrapresa dallo Stato di Qin, che portò all'unificazione dell'antica Cina. A differenza dei contemporanei lavori essenziali di Zhang Yimou, questo è un vero e proprio colossal epico e storico, che mi ha coinvolto e trascinato per tutta la visione, anche grazie alla recitazione sofferta di Gong Li, che interpreta la donna di Zhao, personaggio cardine, capace di reagire al tradimento della sua mal riposta fiducia in un sedicente re illuminato che, anziché pensare al popolo come lui stesso le aveva promesso, si concentra su una sanguinosa vendetta come reazione all'inquietudine causata da una questione personale.