Sono stata molto indecisa se inserire questo libro tra i "consigliati" o scegliere qualche altro testo che potesse incontrare, forse, un maggior favore nei lettori.
La bellezza e il grande valore delle biblioteche, sta però anche nel fatto che accanto ai romanzi più popolari come quelli di Connelly o Follett o, per restringere il campo con un criterio nazionalistico più pertinente al libro da me scelto, quelli di Musso, Simenon o Perren, si può essere sedotti dalla curiosità che induce a leggere un libro come questo. Baudelaire mi è stato letterariamente presentato durante la mia adolescenza, con l'immancabile "Fiori del Male", capolavoro che già dal titolo attirava l'attenzione e l'immaginazione. Poi per diversi anni ho perso di vista quest'autore e relegato la sua poesia in un angolo della memoria, finché non ho visto questo libro.
Quello che dovrebbe essere un saggio artistico è invece il camuffamento di una riflessione filosofica con un excursus sui grandi pittori francesi da David a Ingres e Carot.
Oltre a riscoprire un artista, Constantin Guys, a cui è idealmente dedicato l'intero scritto, in cui Baudelaire non si risparmia in apprezzamenti sia sulle opere che sulla personalità dell'artista, ho trovato alcune le sue riflessioni sulla bellezza "moderne" anche al giorno d'oggi, in cui si parla spesso di omologazione e di critica verso un canone estetico univoco, seppur l'intero scritto sia assolutamente figlio dell'epoca in cui è scritto e che descrive in modo così preciso.