Il cielo cade, di Lorenza Mazzetti

 

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Ultimo aggiornamento: 18/11/2025

Quando Penny e Baby giocano con i loro amici alla guerra immaginando di essere intrepidi soldati del loro amato Duce i dintorni della Villa sopra Rignano sull’Arno riecheggiano delle loro voci chiare che, sguaiatamente, gridano al vento i canti delle piccole italiane e dei figli della lupa. Le due sorelle trascorrono la loro esistenza spensieratamente– malgrado la perdita precoce di padre e madre – presso la famiglia dello zio Wilhelm e della zia Katchen nel podere del Focardo a sud-est del capoluogo toscano. La loro solare felicità viene scalfita soltanto dalle periodiche, quanto inevitabili sgridate dello zio o dalla natura capricciosa e viziata della cugina Annie. Ma, dopo, quando le nuvole del malumore si diradano e il sorriso illumina di nuovo il viso dell’amato adulto, per Penny e Baby il mondo riprende a svelarsi in tutti i suoi raggianti colori. Alla dispotica Annie fanno da pendant consolatorio gli amici di scuola, di gioco ed avventure campestri Lea, Pierino, Pasquetta e Zeffirino. Con loro condividono tutto, le scorribande in mezzo al fango e alla boscaglia, le cavalcate a dorso dei maiali selvatici e le altre eroiche imprese nell’immaginario e fantastico giardino segreto delle loro tenere vite; si immergono negli odori di stalla, fieno e formaggio di cui gli amici, figli di contadini - i loro contadini - sono generosi dispensatori. Anche quando il giovanile sorriso della loro esistenza muta nella fronte corrucciata delle prime preoccupazioni morali Baby, Penny, Lea, Pierino e Zeffirino sono un’anima ed un cuore. Fonte di turbamento dei giovani catechisti è la futura salvezza spirituale dello zio Wilhelm. Questi non frequenta la chiesa, non manda le figlie e le nipoti a messa e sembra che non ami Gesù come lo fanno invece i preoccupati fanciulli. E proprio perché Penny e Baby vogliono bene allo zio, tanto, o quasi tanto quanto a Gesù, si impegnano, assieme ai loro amici, con preghiere, improvvisate messe e penitenze eseguite con abnegazione, come l’attraversamento di corsa dei campi di rovi, affinché l’anima dello zio ebreo possa alla fine essere accolta da Dio con benevolenza. Nemmeno l’avvicinarsi del fronte di guerra, con il passaggio di soldati, cannoni, camion e carri armati tedeschi può adombrare il cielo del loro eden d’infanzia. Quando, all’improvviso, il loro mondo innocente precipita nell’irreparabile, irreversibile ed indicibile abisso di fuoco e sangue. Bastano l’arrivo di altri soldati e, per un crudele quanto incomprensibile voltafaccia del destino, il nome, val a dire cognome dello zio a sommergere il loro mondo fatato nell’immenso mare di dolore e disperazione di una nuova, lacerante perdita nelle loro giovani esistenze.
La ferita inferta alle tenere anime di Penny e Baby non si è mai rimarginata, non ha mai potuto guarire – tanto che l’autrice pubblicando nel 1961 questa sorta di autobiografia non ha voluto svelare l’identità dei suoi cari, dissacrare l’immenso affetto per lo zio, la zia e le cugine. Ma, quasi fosse un’ultima testimonianza di questo amore, un suo dire grazie, Lorenza Mazzetti è riuscita a rievocare gli anni più belli della sua vita, quelli vissuti nel “paradiso” del Focardo assieme alla sorella e alla famiglia di Robert Einstein nel ricordo vivido e multicolore di un giardino segreto.

 

Consigliato da
Andras
Lorenza Mazzetti scrisse questa “confessione” nel 1961, quando aveva 34 anni al ritorno in Italia da una lunga e proficua esperienza professionale a Londra. La stesura non si presenta, come si potrebbe pensare, nel senso convenzionale, di una memoria d’infanzia da parte di una donna adulta. Anzi tutt’al contrario! Lorenza riesce a cantare questi suoi anni più felici con la voce, l’emozione e l’ingenuità immutate della piccola, pestifera, eppure tenerissima Penny come se la rottura, appunto, della “voce” dall’età giovanile a quella adulta non fosse mai avvenuta. Sembra che la tragedia che è successa a lei e a sua sorella gemella non abbia potuto spegnere i colori del ricordo, ma li abbia – per contrasto – conservati più vividi che mai. La caduta del cielo, il crollo del paradiso, a cui Lorenza Mazzetti allude nel titolo, è la strage presso la Villa del Focardo di sua zia Nina e delle sue cugine Luce e Annamaria Einstein il 3 agosto 1944 da parte di un gruppo di soldati della Wehrmacht. Il cataclisma si stampò indelebilmente nell’innocente anima delle due gemelle con una violenza che ammutolì per quasi 20 anni la loro voce. Difatti l’onda nerissima dell'eccidio inghiottì, un anno dopo, lo zio Robert, sopravvissuto alla strage. In quanto unico membro ebreo della famiglia gli è stato consigliato di nascondersi nei boschi con i partigiani. Da lì dovette osservare con orrore lo strazio dei suoi cari. Disperato Robert si tolse la vita un anno dopo, il 13 luglio 1945.
copertina Il cielo cade

Il cielo cade

Mazzetti, Lorenza
Negli ultimi anni del fascismo, Penny e Baby – le due bambine dal cui punto di vista sono narrati gli eventi – vivono con lo zio che le ha adottate in una grande villa, vanno a scuola e si esercitano in piccoli dispetti. Questo fin quando la guerra e le persecuzio...
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