I sette fratelli Cervi: una famiglia antifascista, di Federico Attardo

Vincitore Premio Andersen 2025, categoria “Miglior fumetto”

Creato da:
Alice
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Ultimo aggiornamento: 13/08/2026

Nel 1899 Alcide Cervi sposa Genoeffa Cocconi, dalla quale ha nove figli in un arco di tempo di vent'anni: in ordine di nascita, Gelindo, Antenore, Diomira, Aldo, Ferdinando, Rina, Agostino, Ovidio ed Ettore, tutti con natali a Campegine. I ragazzi crescono in una famiglia cattolica, il padre è iscritto ai giovani dell'Azione Cattolica e al Partito Popolare Italiano. Una svolta di vita per Alcide e la sua famiglia avviene nel 1934 quando prendono in affitto un podere in zona Campirossi nel comune di Gattatico con i pochi risparmi che hanno. È un enorme cambiamento perché passano dalla condizione di mezzadria, nella quale hanno vissuto fino a quel momento, a quella di affitto. Il contratto di affitto permette all'affittuario di poter gestire come meglio crede l'appezzamento di terra, senza il consenso del padrone. Ciò che attua la famiglia Cervi è coerente con la nuova fase di sviluppo che vivono le famiglie contadine nel periodo fra Ottocento e Novecento. Nelle campagne il tasso di analfabetismo è molto alto, ma tutti i fratelli sono in grado di leggere e scrivere e seguono corsi di formazione professionale inerenti al lavoro della campagna. In un tempo relativamente breve la loro terra riesce a fruttare molto. I Cervi sono i primi ad acquistare un trattore. L'acquisto passerà alla storia perché vista la grande spesa, viene offerta loro una poltrona come ringraziamento. Alcide rifiuta, affermando che preferisce portare a casa un mappamondo per la conoscenza dei figli. La seconda guerra mondiale è alle porte, e sensibili al pensiero socialista diffuso in Emilia grazie all'iniziativa di Camillo Prampolini, i Cervi dimostrano fin da subito un'intolleranza al fascismo. Casa Cervi diventa un vero e proprio luogo del dissenso militante contro il fascismo e la guerra. Insieme ai figli maschi, Alcide costituisce la cosiddetta "Banda Cervi", dedita alla lotta partigiana. Un rastrellamento fascista porterà la cattura degli uomini e, dopo un mese nel carcere di Reggio Emilia, i sette fratelli saranno fucilati per rappresaglia al Poligono di Tiro della città. Il padre riuscirà a fuggire e tornare a casa nel gennaio 1944, ignaro del destino dei figli.

La loro vicenda è una delle più emblematiche della Resistenza ed è nota a livello internazionale grazie anche all’autobiografia paterna, tradotta in molte lingue.
Tutti e sette i fratelli sono stati decorati con Medaglia d'argento al valor militare e gli sono state dedicate molte vie nelle varie città italiane. Attualmente la loro casa è diventata un museo per ricordare le gesta della famiglia. Dopo la morte di Alcide Cervi nel 1970, a seguito al lascito testamentario e morale del patriarca della famiglia è nato l'Istituto Alcide Cervi, il quale grazie all'opera dei volontari degli enti locali, dell'ANPI e dell'Alleanza Contadini gestisce il museo. Da più di 40 anni è in prima fila con la ricerca scientifica e la promozione culturale, nel campo della storia delle campagne, delle lotte democratiche e dei valori antifascisti alla base della nostra Repubblica. Il fumetto è stato creato in collaborazione con l'istituto.

Consigliato da
Alice

Questo fumetto, come tutti quelli della collana Cronaca storica dell'editore BeccoGiallo, è un grande gioiello nel tramandare i fatti storici del nostro paese e del mondo. Negli anni ho letto parecchi fumetti tratti da questa collana e alla conclusione della lettura di ognuno di loro mi sorprendo sempre di una cosa: l'accuratezza storica. Nel caso specifico di questo volume, il lettore, attraverso le immagini di Federico Attardo, viene trasportato nel mondo della famiglia Cervi. Credo che nel fumetto sia proprio il disegno/immagine a lasciare un buon ricordo nel lettore. Questo volume ha pochissime parole, potremmo dire essenziali per la comprensione degli avvenimenti. Essi iniziano proprio dalla decisione del padre di passare al contratto di affitto fino all'uccisione dei fratelli, cosa che non viene rappresentata in una tavola del fumetto, ma viene percepita dal lettore attraverso il racconto di quattro animali, una scelta stilistica molto efficace a mio parere. Infine la sorte di quella casa che per molti mesi era stata il fulcro della resistenza in quei territori viene messa in dubbio. I disegni dai toni scuri, quasi pennellati mi hanno trasmesso l'incertezza ma allo stesso tempo la volontà di rinnovo e cambiamento, la paura ma anche l'intenzione di non cedere al nemico, all'oppressore. 
Nella quarantaquattresima edizione del Premio Andersen (edizione del 2025), questo fumetto viene selezionato e successivamente nominato vincitore nella sezione Libro a fumetti. L'inizio della motivazione di tale scelta è la seguente: "Per un libro concreto e visionario, che fonde insieme un intenso canto della terra con una accurata ricostruzione storica e sociale. Per una narrazione serrata e coinvolgente che intreccia con emozionante efficacia il contesto e la storia dei singoli…". Mi permetto di non aggiungere altro, perché rispecchia pienamente il mio pensiero. Lo consiglio per lo stesso motivo!
copertina I sette fratelli Cervi : una famiglia antifascista

I sette fratelli Cervi : una famiglia antifascista

Attardo, Federico
I sette fratelli Cervi, cresciuti in provincia di Reggio Emilia con gli insegnamenti e l’esempio dei genitori Alcide e Genoeffa, si fecero notare nella comunità locale per il loro spirito progressista nei riguardi del lavoro agricolo. Di profonda ispirazione democ...
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