Bisanzio, Costantinopoli e Istanbul. Questo trinomio descrive un territorio che, come poche altre realtà geografiche del nostro pianeta, è stato segnato, modellato e cesellato dalla Storia con la S maiuscola. Simile alle faglie tettoniche che si palesano al geologo, l’area che si adagia sul Bosforo, l’arteria d’acqua che non per niente divide l’Europa dall’Asia, dispiega alla vista estasiata del viandante le sue stratificazioni millenarie che racchiudono vestigia di popoli, culture, lingue e miti che affondano le loro radici nelle origini della storia documentabile.
Si è detto del Bosforo, guado, che Io, sacerdotessa di Era nonché amante di Zeus, ha dovuto attraversare trasformata in giovenca, che divenne nell’antichità ponte tra la Tracia e l’Anatolia, ambedue culla di alcune tra le più grandi civiltà della terra, dagli ittiti ai greci, e da questi attraverso il dominio persiano, macedone, romano, bizantino alla conquista ottomana sino ai giorni nostri. Un crogiolo di popoli, idiomi e usanze più di 2000 anni fa, così come anche nell’era moderna. Nel 19º secolo vi si potè ancora sentir parlare nelle sue strade il turco, il greco, l’armeno, l’italiano, l’ebraico, il francese, l’inglese e il tedesco, fatto che sottolinea, se ci dovesse esserne bisogno, il polimorfismo culturale e identitario di questa terra.
È portatrice di tre nomi: Bisanzio, fondata, si dice, da un figlio di Poseidone e della ninfa Ceroessa, di nome Byzas che mandato allo sbaraglio dall’oracolo di Delfi, solitamente laconico, si è fermato, incantato nel tratto di mare dell’attuale Corno d’oro. Lì egli decise dovette esserci il posto giusto, gradito agli Dei, per fondare la sua città. Quest’ultima attraversò le peripezie del mondo greco prima, e poi romano, in periferia, un po’ inosservata dagli occhi di vari dominanti succedutesi nei secoli a cavallo dell’anno zero. Rasa al suolo in una delle numerose guerre tra pretendenti al seggio imperiale, essa, grazie alla sua posizione strategica, risorse come la fenice egizia.
Sino al momento in cui, lei cenerentola tra due continenti, le arrise l’elezione a capitale sotto l’imperatore Costantino, fondatore di un impero cristiano, per lo meno di nome, riunificatore dello stesso, ora non più bagnato dal Tevere, ma dall’Ellesponto.
E come si deve ad una neonata principessa, la vecchia Bisanzio si trovò scalfita dalla novella Costantinopoli, città dell’imperatore. Nei secoli successivi la città allargava i suoi fianchi ben oltre le rive del Mar di Marmara, divenne potente, venerata, straordinariamente affascinante, ma proprio per questo contesa dai singoli condottieri di popoli invasori, divisa dalle congiure di palazzo e scavalcata da nobili avventurieri che sorsero come meteore dai bassi fondi della metropoli. Malgrado i colpi del destino subiti, le conquiste dall’interno e dall’esterno, la città continuò a diradare la sua luce sul resto di un impero che, pur scricchiolando nei suoi angoli distantissimi, resse alle pressioni del mondo barbarico occidentale e orientale.
La Costantinopoli di Giustiniano e Teodora rinnovò e superò i fasti della capitale di Costantino, mentre la sua vecchia rivale, Roma, cadde preda degli appetiti delle varie tribù germaniche scese dal nord dell’Europa. Eppure anche la principessa di una volta, fattasi donna, dovette affrontare l’incipiente età di vecchiaia, di declino. Assediata ripetutamente da bulgari, arabi, si difese fieramente, ma dovette cedere pian pianino passo e territorio a un orda venuta da est, i turchi selgiuchi. Umiliata nel 1061 a Manzikert, la vecchia leonessa era ancora capace di mostrare i suoi denti fino a quando le venne inferto il colpo più terribile , dal quale non si riprese più. L’invasione a tradimento, il saccheggio dei crociati sotto guida di Venezia. Ferita a morte, l’agonia si protrasse ancora per 2 secoli, fino al fatidico 1453 quando le truppe di Mehmet il Grande espugnarono le difese della città, chiudendo il capitolo millenario e spegnendo il nome glorioso di Costantinopoli.
Sorse la Istanbul ottomana, una palese derivazione linguistica dal vecchio nome, tanto grande era la fama della città bizantina, e tanta poca esperienza di vita urbana ebbero i nuovi conquistatori. Ma già sotto il condottiero vincitore la città venne ricostruita, ampliata e impreziosita da interventi urbanistici che trasformarono le vestigia romane e bizantine soltanto in parte, garantendo così una loro sopravvivenza sino ai giorni nostri. Il dominio turco non fu una tabula rasa, ma – come ovunque esso arrivò – esso agì in rispetto delle glorie passate, delle particolarità culturali, antropologiche e religiose delle numerose popolazioni che composero il suo impero.
Un impero che si estese dall’Atlante sino al Golfo Persico, dalla pianura pannonica sino alla punta della penisola arabica. Istanbul era capitale di questa immensità multiculturale, multietnica, multiIl linguistica, come lo era la sua antenata Costantinopoli. E come quest’ultima, dopo aver toccato l’apice del suo potere, riuscendo a far tremare l’Europa cristiana, anche l’Istanbul sultana dovette conoscere l’amaro calice della decadenza. Superata dalla modernità dell’Occidente, il malato sul Bosforo subì lo scacco dell’annientamento del suo impero con la Grande Guerra del 1914-1918. Ma, come già Bisanzio, come Costantinopoli, le sue sorelle più anziane, anche la città di Hagia Sophia, della moschea di Maometto il Grande, risorse dalle ceneri, divenendo con il riscatto politico dei Giovani Turchi di Atatük, se non la capitale politica, certamente quella segreta, culturale, economica e affettiva della moderna Turchia.
Istanbul, ovvero Costantinopoli, ovvero Bisanzio, tre città in una, millenni di storia condensati, pronti ad essere colti dallo sguardo del viaggiatore rendono questo luogo, come ben pochi altri siti urbani, unici al mondo proprio per la sua profondità culturale. Di seguito qualche suggerimento, tra narrativa e saggistica, che aiuti ad esplorarla meglio.