Neorealismo



Il movimento cinematografico neorealista nacque in Italia negli anni quaranta del Novecento e da subito si contraddistinse dalle altre correnti per il forte impegno morale.
Il Neorealismo si pose come obiettivo la rappresentazione della realtà di quegli anni attraverso pellicole che raccontano la vita quotidiana del popolo dopo anni di dittatura e di guerra. 
Le caratteristiche dei film neorealisti nascono proprio dalla volontà di descrivere il reale, non è un caso quindi la scelta di adottare attori non professionisti che non venivano quasi mai doppiati così da mantenere la naturalezza del loro parlato. Allo stesso modo si può notare una predilezione per gli ambienti esterni dove la guerra aveva lasciato prova del suo passaggio e in questi luoghi si intrecciavano le storie delle persone comuni che dovevano arrangiarsi per vivere.
I principali esponenti di questa corrente sono Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Cesare Zavattini, Luchino Visconti, Giuseppe De Santis e Luigi Comencini.
Il neorealismo parte dall'opera di Roberto Rossellini Roma città aperta (1945) un omaggio alla resistenza della capitale contro l’occupazione tedesca, dello stesso regista seguì poi Paisà (1946), film che descrive la fine della guerra e nello stesso anno Sciuscià di Vittorio De Sica, sceneggiatura di Cesare Zavattini.
Nel 1948 uscirono Germania anno zero di Rossellini, La terra trema di Luchino Visconti, Ladri di biciclette di De Sica e Proibito rubare di Luigi Comencini.
Nel 1949 fu il momento di Riso amaro di Giuseppe De Santis.
Dal 1950 il neorealismo si evolse e prese una svolta meno drammatica e più poetica e magica come si può notare dalle pellicole di Michelangelo Antonioni. 




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I PROTAGONISTI DEL CINEMA NEOREALISTA

Vittorio De Sica


Vittorio De Sica nasce a Terra di Lavoro il 7 luglio 1901. Anche se di umili origini riesce a completare gli studi e a diplomarsi in ragioneria a Roma, ma si interessa già durante gli anni di scuola al teatro e al cinema.
Nel 1926  fa il suo esordio nel mondo dello spettacolo come attore interpretando principalmente il ruolo del conquistatore, successivamente si dedicherà alla regia lavoro per cui spiccherà vincendo vari premi. De Sica è stato uno dei principali esponenti della corrente cinematografica del neorealismo.
Le pellicole del regista riconducibili a questa corrente sono I bambini ci guardano (1942) Sciuscià (1946) e Ladri di biciclette (1948). Il regista vince l’Oscar per questi ultimi due titoli. Della stessa corrente gira anche Miracolo a Milano (1951) e Umberto D. (1952).
Dopo questa esperienza neorealista il regista decide di dedicarsi a film meno impegnati dal punto di vista del contenuto, ma comunque mantiene l’eleganza che contraddistingue la sua regia. Tra questi L’Oro di Napoli (1954), La Ciociara (1961), Ieri, Oggi e Domani ( 1964), Matrimonio all’italiana (1964), Il giardino dei Finzi Contini (1971) con il quale vince l’Oscar. 
L’ultimo film girato dal regista è Il viaggio (1974), nello stesso anno muore a Parigi all’età di 72 anni.



Luchino Visconti


Luchino Visconti nasce nel 1906 a Milano da un’antica famiglia aristocratica e fin da bambino è educato all’arte e alla musica. 
Inizialmente rimane a vivere a Milano dove si dedica all’allevamento di cavalli da corsa, ma appena adulto si trasferisce a Parigi dove conosce varie personalità del panorama culturale  francese.  Conosce Jean Renoir e diventa suo assistente e costumista per Una partie de campagne
Nel 1943 dirige il suo primo film, Ossessione, la pellicola si allontana dai film che hanno caratterizzato il periodo fascista, essendo Visconti un dichiarato antifascista, e si avvicina a quella che pochi anni dopo sarebbe riconosciuta come corrente neorealista.
Continua con il film La terra trema (1948) sempre da ricollegare alla corrente del neorealismo. 
Parallelamente si dedica al teatro e realizza due edizioni di Un tram che si chiama desiderio, Oreste, Morte di un commesso viaggiatore e Il seduttore.
Ritorna al cinema con Bellissima (1951) interpretato dal volto del neorealismo Anna Magnani e con Senso (1954).
Continua la sua carriera alternandosi tra teatro e cinema, per quanto riguarda il primo vanno citati i lavori che realizza con Maria Callas come le edizioni di La Traviata, La sonnambula, Anna Bolena; al cinema, invece, lo troviamo con Rocco e i suoi fratelli (1960) e Il Gattopardo (1963).
Per il melodramma realizza Il Trovatore, Le nozze di figaro e Don Carlo
Ritorna al cinema con La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971) e Ludwig (1973).
Durante le riprese di Ludwig il regista rimane colpito da un ictus che anche se lo lascia in parte paralizzato non gli toglie la voglia di lavorare e infatti gira Gruppo di famiglia in un interno (1974) e L’innocente (1976). Muore nel 1976.



Roberto Rossellini


Roberto Rossellini nasce a Roma l’8 Maggio 1906, dopo gli studi liceali si dedica al cinema, prima come scenotecnico e montatore e successivamente come sceneggiatore e regista. Inizialmente si occupa di documentari per l’Istituto nazionale Luce con titoli come Daphne, Prélude à l’après-midi d’un faune o Fantasia sottomarina. Nel 1941 realizza il suo vero primo film La nave bianca una trilogia sulla guerra che più avanti completerà con Un pilota ritorna e L’uomo dalla croce, che non ottennero grande successo.
Nel 1945 gira Roma città aperta, capolavoro cinematografico considerato capostipite del neorealismo. Un film importante dove viene descritta l’occupazione tedesca a Roma e la grande lotta della resistenza. 
Anche se ora Roma città aperta viene considerato da tutti un capolavoro del cinema italiano, negli anni in cui è uscito non è stato un successo né di critica né di pubblico. Nel 1946 gira Paisà e l’anno dopo Germania anno zero, film sempre riconducibili alla corrente neorealista. 
Dopo questi tre importanti film Rossellini ebbe un periodo di crisi e le pellicole di questa fase non ottennero un grande successo. Degno di nota è il film Il generale Della Rovere grazie al quale fu premiato alla Mostra del cinema di Venezia e dove riproponeva i temi della resistenza.
Negli ultimi anni di carriera si dedica soprattutto alla regia di documentari prodotti per il piccolo schermo.
Muore a Roma il 3 giugno 1977.



Anna Magnani


Anna Magnani nasce  a Roma nel 1908 e fin da giovane si interessa allo spettacolo, frequenta infatti la scuola di recitazione Eleonora Duse. 
Nei primi anni di carriera l’attrice romana lavora con la compagnia teatrale di Dario Niccodemi e poi con i fratelli De Rege. Nel 1934  fa il suo debutto nel cinema con una parte in La cieca di Sorrento e pochi anni dopo reciterà anche in Teresa Venerdì di Vittorio De Sica, ma il grande successo arriva nel 1945 grazie al film di Roberto Rossellini Roma città aperta che le fa vincere il suo primo Nastro d’argento e la decreta a volto del cinema neorealista.
Negli anni successivi recita in L’onorevole Angelina di Luigi Zampa (1947), La carrozza d’oro di Jean Renoir (1952) e Bellissima di Luchino Visconti (1953). 
È la prima attrice italiana ad aggiudicarsi il premio Oscar (1956) grazie alla sua interpretazione in  La rosa tatuata di Daniel Mann, grazie alla quale vince anche il Golden Globe. 
L’attrice vince anche un Orso d’argento al Festival di Berlino (1957) questa volta per il film Selvaggio è il vento di George Cukor. 
Negli ultimi anni recita in Risate di gioia di Mario Monicelli (1960) , Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini (1962), Il segreto di Santa Vittoria di Stanley Kramer (1969) e in Roma di Federico Fellini (1972). Muore di cancro nel 1973.
Ultimo aggiornamento
03/07/2019