Leonardo Padura Fuentes


Nato a L'Avana nel 1955, Leonardo Padura Fuentes è tra gli scrittori cubani più tradotti e premiati.
Cresciuto nel barrio Mantilla, si laurea alla facoltà di Letteratura Latino-Americana dell'università dell'Avana.
La sua carriera giornalistica inizia nel 1980, con la rivista letteraria "El Caimán Barbudo" e il quotidiano "Juventud Rebelde".
Dal 2011 ha doppia nazionalità in quanto naturalizzato spagnolo.

Ne "Il romanzo della mia vita" narra che fu il padre, appartenente alla loggia massonica, ad insegnargli cosa significasse essere uomo e come esso deve comportarsi nella società.
Spiega che, diversamente dall'Italia dove la massoneria è diventata espressione delle forme politiche più deviate, a Cuba è rimasta distante da qualsiasi tendenza governativa, sopravvivendo come cultura autonoma strettamente legata a ideali di democrazia e indipendenza.

Da bambino sognava di diventare "pelotero" a causa della sua innata passione per il baseball (sport diffusissimo nell'isola).
Pensa che il baseball in Europa non piaccia perché al mondo esistono due culture sportive tra loro incomunicabili: quella "beisbolera" e quella "futbolistica" del calcio. Ogni Paese, una volta sviluppata una delle due, sarà quindi eccellente e appassionato di quel determinato sport, ma mai dell'altro o d'entrambi.

La sua professione è però quella del giornalista esperto di musica caraibica; ama definirsi anche un "giallista sui generis" perché i suoi romanzi non sono tradizionali polizieschi, ma si distinguono per la suspense che lascia filtrare carattere sociale, piegando così lo stile noir alle sue esigenze espressive.
Problematiche di corruzione, omofobia, maschilismo sono le situazioni che Padura pone intorno alle indagini del detective Mario Conde, il suo personaggio più noto e nel quale, in parte, si identifica: entrambi, infatti, odiano la burocrazia e amano il rum (in maniera moderata lo scrittore, in maniera esagerata il personaggio). La differenza principale tra i due sta nella concezione del mistero: per quanto il detective lavori per risolverlo, infatti, lo scrittore invece preferisce rispettarlo, trovandolo affascinante così com'è.

Un problema comune a tutti gli scrittori di Cuba era dato dal regime castrista: per evitare la censura e, talvolta, anche il carcere, negli anni '70-'80 era permesso pubblicare un libro giallo (genere particolarmente caro a Fidel Castro) solo se le forze dell'ordine venivano dipinte come impeccabili e perfette.

Padura, come molti altri suoi colleghi, per poter lavorare inizialmente aveva scelto la via dell'auto-censura ("Come nel calcio bisogna stare attenti a non oltrepassare l'ultima barriera, sennò si va fuori gioco"). Fortunatamente, nel frattempo la situazione politica della sua isola si è ammorbidita, permettendo agli scrittori la creazione di personaggi viziosi, a volte sconclusionati e per questo più reali.
La natura irregolare, irriducibile e politicamente scorretta del detective Conde l'ha quindi reso protagonista del rinnovamento della narrativa cubana, che finalmente può autonomamente affacciarsi anche alle case editrici europee senza dover per forza superare il vaglio del governo.

Padura pensa che oggi il ruolo degli intellettuali cubani sia fondamentale per la loro visione esterna al potere: non in sua contrapposizione, ma semplicemente per interrogarlo in maniera critica.

E' strenuo difensore della "mezcla": i Caraibi, come il Mediterraneo, sono da sempre luogo di incontro di quasi tutti i popoli e culture del mondo, i quali devono mescolarsi e contaminarsi a vicenda per sopravvivere. Tutto questo, dice, genera un'umanità migliore.

Oltre ai numerosi premi nazionali e internazionali annoverati nel tempo nel suo curriculum, nel 2015 è stato anche il vincitore del prestigioso Premio Principessa delle Asturie per la Letteratura, assegnato negli anni precedenti anche a scrittori del calibro di Philip Roth, Amos Oz e Doris Lessing, facendolo così diventare uno dei più importanti scrittori contemporanei.
Ultimo aggiornamento
25/08/2017