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Le donne della Serenissima

Niuna città fu superiore a Venezia per numero d’elettissime donne, belle del corpo come dell’animo e della mente
 Eugenio Musatti


In una società patriarcale come la Repubblica marciana di età moderna (XVI-XVIII secolo), alle donne fu sempre riservato un ruolo subalterno. La discriminazione sessuale iniziava fin dalla nascita ed era fortemente percepita soprattutto nelle famiglie abbienti, all’interno delle quali avere figlie femmine era percepito come una terribile iattura, in particolar modo sotto il profilo economico. Il matrimonio di una figlia era di vitale importanza per la politica delle alleanze famigliari ma, ai più alti livelli, comportava un ingente esborso di denaro. Non per questo tutti i padri veneziani disprezzarono le proprie figlie.

Spesso le figlie femmine venivano condotte in monastero in qualità di educande fino al momento in cui i genitori decidevano se monacarle o farle sposare. L’educazione impartita era sovente ridotta all’apprendimento della lettura e della scrittura in volgare e del canto e del cucito. Tali insegnamenti non erano tanto mirati al loro sviluppo intellettuale, quanto all’accrescimento della loro moralità. Educare una donna significava formarla nel suo compito di moglie e di madre e per questo le femmine venivano istruite affinché fossero in grado di gestire le incombenze legate alla buona conduzione della casa. I compiti affidatigli includevano: cucinare, badare ai fratelli più piccoli, filare, tessere, cucire (un semplice lavoro casalingo per le nobildonne, ma un vero e proprio lavoro di sostentamento per le popolane); nel caso di donne popolane, erano inclusi anche: badare agli animali, coltivare l’orto e svolgere dei lavori nei mercati, nelle botteghe di famiglia o come domestiche. Alle giovani di buona famiglia, invece, venivano impartite anche lezioni di ballo e di buone maniere.

Nel passaggio dalla puerizia all’età della pubertà, la libertà di movimento femminile veniva sempre più restringendosi, così che il padre o chi per esso potesse custodirne la verginità. La sorveglianza era tanto più rigorosa quanto maggiori erano le aspettative che venivano riposte nel matrimonio: le donne erano una “merce” che andava custodita gelosamente, perché era “facile da degradarsi”. La condizione delle giovani nobili può essere ben descritta grazie alle parole del pittore Cesare Vecellio “son così ben guardate e custodite nelle case paterne, che spesso neanche i più stretti parenti le veggono se non quando si maritano […]. Queste, già quando cominciano ad essere grandicelle, vanno rarissime volte fuor di casa e quasi non mai, se non per andare alla messa e altri uffici diurni in Chiesa” (C. Vecellio, De gli habiti antichi et modérni di diverse parti di mondo,  p. 124). Nonostante le limitazioni e le numerose vessazioni a cui erano sottoposte –  il corpo e la mente delle donne era costretto, secondo Moderata Fonte, ad una “tacita e continua persecuzione”: gli uomini impedivano loro di pensare e di esprimersi liberamente (M. Fonte, Il merito delle donne ove chiaramente si scuopre siano elle degne e più perfette degli uomini, a cura di A. Chemello, Milano, 1988, pp. 22-28) –  alcune donne si distinsero per la loro cultura, la loro arte, altre per gli scandali che le videro protagoniste.



Di seguito troverete alcuni link utili ad approfondite le bibliografie di queste donne straordinarie, mentre a lato del testo soprastante troverete alcuni pdf tematici.


Ultimo aggiornamento
10/03/2020