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Gabriel Garcia Marquez


Il 17 aprile 2014 Gabriel Garcia Marquez è morto a Città del Messico dove viveva. Il presidente della Colombia Juan Manuel Santos ha scritto in un tweet: "mille anni di solitudine e tristezza per la morte del piu' grande dei colombiani di tutti i tempi. Solidarietà e condoglianze a Gabo e la famiglia". L'autore di 'Cent'anni di solitudine' aveva compiuto 87 anni il 6 marzo 2014.

Romanziere colombiano (Aracataca, Magdalena, 1928 - Città del Messico 2014). Ha mescolato nella sua opera la dimensione reale e quella fantastica, dando impulso allo stile della narrativa latino-americana definito "realismo magico", di cui Cien años de soledad (1967) rappresenta un manifesto. Nel 1982 ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.

Opere
Dopo una serie di esperienze giornalistiche e televisive, pubblicò La hojarasca (1955), analisi di un suicidio attraverso il monologo di tre testimoni che portano alla luce vicende e passioni di tutto un paese nel corso di un secolo. Seguirono El coronel no tiene quien le escriba (1961), Los funerales de la Mamá Grande (1962) e La mala hora (1962), romanzo con intenzioni politiche. La sua opera di maggior successo è Cien años de soledad (1967), nella quale, sullo sfondo di un paese leggendario, Macondo, si intrecciano avvenimenti e fantasticherie, eroismi, crudeltà e solitudine. Ma ciò che più conta nel romanzo è la particolare struttura narrativa in cui la metafora e il mito acquistano valore nel quadro di una nuova visione della realtà. Dopo Relato de un náufrago (1970), il volume di racconti La increíble y triste historia de la cándida Eréndira y de su abuela desalmada (1972) e la raccolta di articoli Cuando era feliz e indocumentado (1974), G. M. è tornato al romanzo con El otoño del patriarca (1975), in cui rievoca, con il suo personale lirismo mitico e con accentuato surrealismo, la figura tragico-grottesca di un dittatore sudamericano. La sua produzione, quasi interamente tradotta in italiano, comprende i romanzi Crónica de una muerte anunciada (1982), El amor en los tiempos del cólera (1985) e El general en su laberinto (1989), riflessione sul potere attraverso la narrazione degli ultimi giorni di vita di S. Bolívar. Del 1992 è, invece, la raccolta di racconti Doce cuentos peregrinos, a metà tra realtà e fantasia; Del amor y otros demonios (1994) indaga, attraverso la storia di una ragazza internata in un convento in quanto ritenuta indemoniata, sull'ineluttabilità e sull'inspiegabilità del sentimento amoroso. Ha poi scritto Vivir para contarla (2002) e Memorias des mis putas tristes (2004), un romanzo che racconta la storia di un vecchio giornalista che, a novant'anni, trascorre una notte con una ragazzina illibata, rimanendone piacevolmente sconvolto al punto da incominciare, quasi, un nuovo percorso di vita. La sua attività pubblicistica è stata parzialmente pubblicata in A ruota libera 1974-1995 (2003). Nel 2012 è stata edita in Italia la raccolta Tutti i racconti, che ricostruisce il percorso letterario dello scrittore a partire dalle prime sperimentazioni giovanili.

La lettera/poesia di commiato dalla vita pubblica di Gabriel Garcia Marquez
Se per un istante
Dio si dimenticherà
che sono una marionetta di stoffa
e mi regalerà un poco di vita,
probabilmente non direi tutto quello che penso,
ma in definitiva penserei tutto quello che dico.
Darei valore alle cose,
non per quello che valgono,
ma per quello che significano.
Dormirei poco,
sognerei di più,
capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi,
perdiamo sessanta secondi di luce.
Andrei avanti quando gli altri si fermano,
starei sveglio quando gli altri dormono,
ascolterei quando gli altri parlano
e come gusterei un buon gelato al cioccolato!!
Se Dio mi regalasse un poco di vita,
vestirei semplicemente,
mi sdraierei al sole
lasciando scoperto non solamente il mio corpo
ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore,
scriverei il mio odio sul ghiaccio
e aspetterei che si sciogliesse al sole.
Dipingerei con un sogno di Van Gogh
sopra le stelle un poema di Benedetti
e una canzone di Serrat
sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Innaffierei con le mie lacrime le rose,
per sentire il dolore delle loro spine
e il carnoso bacio dei loro petali...
Dio mio, se io avessi un poco di vita...
Non lascerei passare un solo giorno
senza dire alle persone che amo, che le amo.
Convincerei tutti gli uomini e le donne
che sono i miei favoriti
e vivrei innamorato dell'amore.
Agli uomini proverei
quanto sbagliano
al pensare che smettono di innamorarsi
quando invecchiano,
senza sapere che invecchiano
quando smettono di innamorarsi.
A un bambino gli darei le ali,
ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Agli anziani insegnerei
che la morte non arriva con la vecchiaia
ma con la dimenticanza.
Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!
Ho imparato che tutto il mondo
ama vivere sulla cima della montagna,
senza sapere che la vera felicità
sta nel risalire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato
stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta,
il dito di suo padre,
lo tiene stretto per sempre.
Ho imparato che un uomo
ha il diritto di guardarne un altro
dall'alto al basso
solamente quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose
che ho potuto imparare da voi,
ma realmente, non mi serviranno a molto,
perché quando mi metteranno dentro quella valigia,
infelicemente starò morendo.



Ultimo aggiornamento
25/08/2017