I Giusti tra le nazioni, una luce nei tempi bui

Dopo la seconda guerra mondiale, la denominazione Giusti tra le nazioni (in ebraico: חסידי אומות העולם, traslitterato Chasidei Umot HaOlam) è stata utilizzata per indicare i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah. È inoltre una onorificenza conferita dal Memoriale ufficiale di Israele, Yad Vashem fin dal 1962, a tutti i non ebrei riconosciuti come "Giusti". [Fonte: Wikipedia]

Da I Giusti fra le Nazioni nei tempi bui dell’eclissi della Ragione, di Moshe Bejski, Presidente della Commissione dei Giusti dal 1970 al 1995 (clicca qui per scaricare il testo -->  Saggio M.Bejski.pdf

La legge del 1953 in memoria dei “martiri e degli eroi” della Shoah

Il 19 Agosto 1953 il Parlamento israeliano ha promulgato una legge sulla Memoria dei Martiri e degli Eroi della Shoah (Knesset 1953) in base alla quale a Gerusalemme è stato fondato l’Istituto Yad Vashem. A tale Istituto è stato assegnato tra le altre cose il compito (specificato negli articoli 1 e 2 della suddetta legge) di tramandare per l’eternità la memoria dei sei milioni di ebrei torturati e sterminati dai nazisti e dai loro collaboratori; delle intere famiglie distrutte e sterminate dal nemico; delle comunità, delle istituzioni, pubbliche e culturali, che vennero distrutte; del coraggio degli ebrei che si immolarono per il proprio popolo; degli atti di eroismo dei combattenti della resistenza che perirono nei campi di battaglia contro il nemico nazista; degli atti di eroismo degli assediati e dei combattenti nei ghetti. E il compito, comunque, di occuparsi di qualsiasi iniziativa riguardante la Memoria perenne di tutto ciò che accadde agli ebrei d’Europa in quel terribile periodo.

Il comma 9 dell’art. 1: in ricordo dei Giusti tra le Nazioni

Al comma 9 dell’articolo 1 della legge sulla Memoria si legge: “e dei Giusti fra le Nazioni che rischiarono la vita per salvare degli ebrei”. Non viene specificato chi possa essere considerato Giusto fra le Nazioni né in che cosa consista l’atto di conservazione della memoria o quali siano le iniziative che le istituzioni preposte debbano prendere nei confronti di chi appaia loro degno di tale definizione. Soltanto nel 1985 è stata aggiunta una postilla all’articolo 2 che dice: “e inoltre a tramandare per l’eternità la memoria dei Giusti fra le Nazioni sarà l’Istituzione di Yad Vashem intitolata a ……”. All’articolo 2 viene anche aggiunto un comma che prevede il conferimento ai Giusti fra le Nazioni della cittadinanza onoraria, e nel caso siano deceduti di una cittadinanza alla memoria, in segno di ringraziamento per le loro azioni.

L’articolo 1 (comma 2) sopra citato risulta particolarmente scarno, e a prima vista chiaro. Ma al momento della sua applicazione ai casi concreti sottoposti alla Commissione per la designazione dei Giusti fra le Nazioni, ci si è trovati di fronte a difficoltà d’interpretazione che vedremo in seguito.

Qui vorremmo soltanto puntualizzare che nel contesto previsto dal legislatore la definizione di “Giusti fra le Nazioni” non va intesa nel senso più semplicistico del termine, quasi indicasse chi ebbe sentimenti di pietà e di solidarietà nei confronti del popolo ebraico, come ad esempio il re babilonese Koresh o il re polacco Casimiro (che permise agli ebrei di insediarsi nel suo regno).

La Commissione dei Giusti

Agli inizi degli anni ‘60 lo Yad Vashem elesse una Commissione per la segnalazione dei Giusti fra le Nazioni. Ne facevano parte soprattutto sopravvissuti, tra cui uomini con incarichi pubblici e legali a conoscenza degli avvenimenti che riguardavano gli ebrei nel periodo della Shoah nei vari paesi europei. A presiederlo era il giudice Landau (più tardi presidente della Corte Suprema). Successivamente, per circa trent’anni, fu presieduto da chi scrive.

Finché la cosa fu possibile la Commissione, per poter conferire il titolo di Giusto fra le Nazioni, richiese al sopravvissuto una testimonianza in prima persona sulle circostanze dell’avvenuto atto di salvataggio: quando invece le richieste da parte di sopravvissuti residenti in tutto il mondo si moltiplicarono, la Commissione fu obbligata a ricevere dichiarazioni giurate effettuate in presenza del console d’Israele del luogo di residenza del sopravvissuto. Furono prese in considerazione anche pubblicazioni la cui autenticità era stata provata.

Le regole per designare un Giusto

Per facilitare l’applicazione dell’articolo 1 (comma 9) la Commissione stabilì una serie di regole e di principi cui attenersi per arrivare alla designazione di Giusto fra le Nazioni:
- l’atto di salvataggio deve essere stato effettuato da un non ebreo nei confronti di un ebreo;
- deve essere un atto che abbia evitato a uno o più ebrei il pericolo di morte immediata o la deportazione in campi di concentramento;
- il salvatore deve aver rischiato la propria vita per salvare uno o più ebrei;
- il salvatore non deve averne tratto alcun vantaggio, né di natura economica né di altro genere, né immediato né futuro.

Destinatari

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